06/02/2026

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Messaggio del Santo Padre: Un appello per porre fine alla tratta

Messaggio del Santo Padre: Un appello per porre fine alla tratta

 

 

In occasione dell'XII Giornata Internazionale di Preghiera e Riflessone contro la Tratta di Persone, il Santo Padre Leone VIX ha inviato un messaggio di incoraggiamento e di sostegno.

Questa Giornata Internazionale di Preghiera e Riflessone contro la Tratta di Persone è un evento che si celebra in concomitanza con la memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, che ricorre ogni 8 febbraio. Quest'anno il tema della giornata è: “La pace comincia con la Dignità. Un appello per porre fine alla tratta”

 

Cari fratelli e sorelle,    

         in occasione della XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, rinnovo con forza l’urgente appello della Chiesa a combattere e porre fine a tale grave crimine contro l’umanità.


         Quest’anno in particolare desidero ricordare il saluto del Signore risorto: «Pace a voi» (Gv 20,19). Queste parole sono più di un saluto: indicano la via verso un’umanità rinnovata. La vera pace inizia con il riconoscimento e la tutela della dignità data da Dio a ogni persona. Tuttavia, in un’epoca caratterizzata da un’escalation di violenza, molti sono tentati di cercare la pace «mediante le armi quale condizione per affermazione di un proprio dominio» (Discorso ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026). Inoltre, in situazioni di conflitto, la perdita di vite umane è spesso ridotta dai sostenitori della guerra come “danno collaterale”, sacrificata nel perseguimento di interessi politici o economici.


         Purtroppo la stessa logica di dominio e disprezzo per la vita umana alimenta anche il flagello della tratta di persone. L’instabilità geopolitica e i conflitti armati creano un terreno fertile per i trafficanti che sfruttano le persone più vulnerabili, in particolare gli sfollati, i migranti e i rifugiati. All’interno di questo paradigma fallimentare, le donne e i bambini sono i più colpiti da tale commercio atroce. Inoltre, il divario crescente tra ricchi e poveri costringe molti a vivere in condizioni precarie, rendendoli vulnerabili alle promesse ingannevoli dei reclutatori.


         Questo fenomeno è particolarmente preoccupante nell’ambito della cosiddetta “schiavitù informatica”, in cui le persone vengono attirate in schemi fraudolenti e attività criminali, come le frodi online e il traffico di droga. In questi casi, la vittima viene costretta ad assumere il ruolo di autore del reato, aggravando le proprie ferite spirituali. Tali forme di violenza non sono episodi isolati, ma sintomi di una cultura che ha dimenticato di amare come ama Cristo.


         Di fronte a queste gravi sfide, ricorriamo alla preghiera e alla riflessione. La preghiera è la “piccola fiamma” che dobbiamo custodire in mezzo alla tempesta, poiché ci dà la forza di resistere all’indifferenza verso l’ingiustizia. La riflessione ci permette di identificare i meccanismi nascosti dello sfruttamento nei nostri quartieri e negli spazi digitali. In definitiva, la violenza della tratta di persone può essere superata solo attraverso una visione rinnovata che considera ogni individuo come un figlio amato da Dio.


         Desidero esprimere la mia sentita gratitudine a tutti coloro che, come le mani di Cristo, tendono la mano alle vittime della tratta, comprese le Reti e le Organizzazioni internazionali. Vorrei inoltre rendere omaggio ai sopravvissuti che sono diventati sostenitori di altre vittime. Il Signore li benedica per il coraggio, la fedeltà e l’impegno instancabile.


         Con tali sentimenti, affido coloro che commemorano questa giornata all’intercessione di Santa Giuseppina Bakhita, la cui vita è una potente testimonianza di speranza nel Signore che l’ha amata fino alla fine (cfr Gv 13,1). Unitevi al cammino verso un mondo in cui la pace non sia solo assenza di guerra, ma sia disarmata e disarmante, radicata nel pieno rispetto della dignità di tutti.

 

Dal Vaticano, 29 gennaio 2026                           

 

LEONE PP. XIV

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