30/08/2026
News dal Vaticano
Ucraina, le Piccole Sorelle del Cuore Immacolato di Maria al servizio della sofferenza
Ucraina, le Piccole Sorelle del Cuore Immacolato di Maria al servizio della sofferenza
Dopo il cammino che ci ha accompagnate verso il Giubileo della Vita Consacrata (8–12 ottobre 2025), desideriamo continuare a camminare nel solco della Speranza, lasciandoci ispirare da nuove testimonianze del Sisters Project di Vatican News, che pubblicheremo settimanalmente sul nostro sito.
Questa settimana condividiamo la missione delle Piccole Sorelle del Cuore Inmacolato di Maria che vivono al fianco di chi patisce la guerra. Sono vicine, ascoltano, confortano, nutrono, curano. “Per me non è importante morire in Polonia o in Ucraina, perché ci sono le mie sorelle, la mia comunità”, racconta ai media vaticani la Superiora Generale, madre Judyta Kowalska.
Le Piccole suore del Cuore immacolato di Maria sono una delle dodici congregazioni fondate dal beato Onorato da Biala Podlaska attive oggi. Furono istituite durante le spartizioni della Polonia, quando la Chiesa e la Polonia stessa stavano attraversando un momento difficile. «Siamo le “suore della crisi”, fondate durante questa fase storica per salvare le persone in questa emergenza spirituale e materiale. Come suore che non indossano un abito, ci siamo per stare con le persone, vicine ai loro problemi e alle loro gioie», ha sottolineato madre Judyta.
Oggi le comunità della congregazione sono presenti in Polonia, Lituania, Lettonia, Germania, Italia e soprattutto in Ucraina: qui, in ventuno istituti, prestano servizio ottanta suore, anche in luoghi particolarmente pericolosi come Kharkiv, Kyiv, Odessa, oltre che in Crimea e in Transnistria.
La prima risposta alla guerra
Quando il 24 febbraio 2022 la Russia ha lanciato un attacco su vasta scala contro l’Ucraina, suor Kowalska ha chiarito alle consorelle che in qualsiasi momento avrebbero potuto trovare rifugio in Polonia. «Poche di esse sono andate via. La maggior parte è rimasta e quelle arrivate si sono messe al servizio dei rifugiati al confine. Le suore conoscevano le lingue, potevano tradurre, aiutare, confortare», ricorda. In Ucraina, fin dall’inizio, le religiose hanno organizzato preghiere e veglie per la pace: «Non volevano lasciare le persone senza sostegno spirituale. Sapevano che bisognava stare con loro», ha raccontato la superiora generale che si è recata molte volte nelle comunità delle zone colpite dalla guerra.
Cappellane tutte i giorni
«Viviamo alla giornata», precisa ai media vaticani suor Kamila Karmaluk, superiora del Vicariato di San Michele Arcangelo, in Ucraina. «In luoghi difficili come Kharkiv o Odessa, le suore insieme alle persone si nascondono nella metropolitana, nelle cantine quando si sentono degli spari. Poi tornano al lavoro, negli ospedali, nelle parrocchie, nei centri per rifugiati. La cosa più difficile è stare con persone stanche della guerra, prive di speranza e parlare loro di Dio». Aiutano anche con la semplice presenza: «A volte bisogna piangere con loro, a volte in silenzio andiamo nella casa dove hanno perso tutto».
Scuola di pianto del cuore
Durante la guerra suor Kamila ha lavorato nel centro Caritas di Jabłonica che ha accolto centinaia di rifugiati. «Questa guerra non l’ho vissuta fisicamente ma attraverso gli occhi e i cuori lacerati della gente. Li ho ascoltati per ore. Era una scuola di pianto del cuore», osserva, raccontando la storia di una figlia che, dopo la morte della madre in una città straniera, non aveva nemmeno un posto dove conservare l’urna con le ceneri. «Si era inginocchiata in chiesa e diceva: “Suora, non so nemmeno dove seppellire mia madre”. Tali tragedie di persone che non sanno cosa succederà domani sono la vita di tutti i giorni».
Aiuto concreto
Oltre alla presenza e al sostegno spirituale, le Piccole suore del Cuore immacolato di Maria lavorano in modo molto pratico. A Kyiv si tengono incontri mensili per le donne che hanno perso i propri cari in guerra. A Odessa una delle religiose, chirurgo, salva la vita ai soldati feriti. In molti luoghi le suore forniscono cibo, prodotti per la pulizia, visitano persone malate o sole.
Per servire al meglio, molte di esse si sono diplomate alla scuola dei cappellani militari gestita da monsignor Pavlo Goncharuk, vescovo di di Kharkiv-Zaporizhia. I corsi di formazione forniscono strumenti per lavorare con persone traumatizzate e sostenere le famiglie dei soldati.
Articolo di Karol Darmoros, in Vatican News
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