12/07/2026
News dal Vaticano
Venezuela: L'ospedale da campo delle Piccole Suore dei Poveri di Maiquetía
Venezuela: L'ospedale da campo delle Piccole Suore dei Poveri di Maiquetía
Dopo il cammino che ci ha accompagnate verso il Giubileo della Vita Consacrata (8–12 ottobre 2025), desideriamo continuare a camminare nel solco della Speranza, lasciandoci ispirare da nuove testimonianze del Sisters Project di Vatican News, che pubblicheremo settimanalmente sul nostro sito.
Questa settimana condividiamo la missione delle Piccole Suore dei Poveri che, dopo il terremoto in Venezuela, hanno risposto con generosità e prontezza a una grave emergenza. Il loro Ospedale San Giuseppe, a La Guaira, ha subito gravi danni strutturali; per questo motivo la congregazione ha allestito un ospedale da campo per assistere le persone ferite.
«L'Ospedale San Giuseppe ha subito danni strutturali a causa del terremoto e non è più agibile. Per questo abbiamo allestito un ospedale da campo proprio di fronte», racconta suor María Yraida Mora Sánchez, vicaria generale delle Piccole Suore dei Poveri di Maiquetía, che svolgono un apostolato sanitario a La Guaira e Caracas, in Venezuela.
La preoccupazione della religiosa, come quella di tutta la popolazione, è che si possano ancora trovare miracolosamente dei sopravvissuti, come è accaduto nelle ultime ore tra le macerie che ricoprono La Guaira, dove le autorità hanno già registrato oltre 3.500 vittime.
«Parli con chiunque e ti racconta di aver perso un amico, un familiare o un figlio; oppure di aver perso la propria casa o il proprio lavoro, perché anche le aree lavorative sono state devastate», racconta la religiosa descrivendo la vita quotidiana della popolazione dopo il sisma.
Assistenza nei rifugi e crisi umanitaria
Oltre all'assistenza prestata presso l'ospedale, suor María Yraida Mora spiega:
«Ci stiamo recando regolarmente anche in tre centri di accoglienza e la situazione è davvero, davvero difficile. È complicata perché il Venezuela stava già attraversando una grave crisi economica e umanitaria, come gran parte del mondo sa.»
«La scorsa domenica abbiamo celebrato l'Eucaristia qui in Piazza Padre Machado. È stata presieduta da monsignor Pablo Modesto, vescovo di La Guaira. La testimonianza di fede e di fiducia in Dio rimane viva nel popolo, anche in mezzo alla sofferenza», ricorda la religiosa.
Un ospedale sotto tende
Suor María Mora racconta come il centro sanitario abbia dovuto trasformarsi dopo i danni provocati dal terremoto:
«Qui a La Guaira abbiamo l'Ospedale San Giuseppe, un ospedale di secondo livello, piuttosto completo. Gestiamo anche il Collegio Madre Emilia a Maiquetía, altri centri sanitari a Caracas e una casa di riposo per anziani. Tuttavia, l'Ospedale San Giuseppe ha riportato gravi danni strutturali e non è più utilizzabile. Per questo abbiamo allestito un ospedale da campo nella piazza situata proprio di fronte. Stiamo ricevendo il sostegno della Croce Rossa Italiana, di Avessoc (Associazione Venezuelana dei Servizi Sanitari di Orientamento Cristiano) e dei medici della nostra congregazione che operano presso la Clinica Padre Machado e l'Ospedale San Giuseppe.»
La religiosa aggiunge che stanno lavorando «con tende e tensostrutture, cercando di rendere lo spazio il più funzionale possibile. È lì che prestiamo assistenza, anche perché una parte significativa del nostro personale e dei nostri collaboratori è rimasta direttamente colpita dal terremoto. Ogni giorno visitiamo inoltre gli accampamenti dove vivono le famiglie sfollate per portare acqua, alimenti, medicinali e beni di prima necessità. In mezzo a questa tragedia non possiamo dimenticare i malati cronici: persone con ipertensione, diabete o epilessia. Dobbiamo prenderci cura di loro e garantire la continuità delle terapie affinché le loro condizioni non peggiorino.»
Il rischio di un'emergenza sanitaria
Riguardo al timore di un'epidemia, la religiosa afferma:
«Purtroppo la situazione sanitaria del nostro Paese era già critica prima del terremoto. In questo momento c'è un enorme bisogno di farmaci antiallergici, antipertensivi e pomate antimicotiche, perché lo Stato di Vargas è una regione molto calda e attualmente non dispone di acqua corrente. Le necessità sono infinite. Vediamo anche quanto sia importante garantire acqua e idratazione alle persone che continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti o che cercano di recuperare ciò che resta delle loro poche cose.»
Per quanto riguarda il lavoro del personale sanitario, spiega che «i medici stanno organizzando i propri pazienti per far arrivare loro i medicinali, poiché nello Stato di Vargas la maggior parte delle farmacie è stata distrutta o rimane chiusa.»
«I feriti più gravi sono stati trasferiti negli ospedali di Caracas. Qui ci occupiamo principalmente dell'assistenza sanitaria di base: curiamo le ferite e trattiamo i casi di diarrea e le infezioni virali che stanno già iniziando a diffondersi», afferma suor Mora.
Un patrimonio con 138 anni di storia
La vicaria generale ha condiviso il profondo dolore della comunità per le condizioni dell'Ospedale San Giuseppe:
«È la casa madre della nostra congregazione. Qui si trova la cappella dove riposano le spoglie di Padre Machado e di Madre Emilia, i nostri fondatori. Questo ospedale è un simbolo non solo per noi, ma per tutto lo Stato di Vargas (La Guaira). Ha 138 anni di storia.»
Nonostante i gravi danni materiali, suor María Yraida Mora conclude con una riflessione:
«L'ospedale non è soltanto l'edificio fatto di mura. L'ospedale siamo ciascuno di noi: ogni infermiera, ogni medico e ogni religiosa che, giorno dopo giorno, cerca di dare il meglio di sé.»
Articolo di Johan Pacheco, di Vatican News
Tradotto dall'ufficio comunicazione UISG
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