24/08/2026
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L’esperienza di Sr. Gabriella al Simposio delle religiose teologhe a Nemi: “La nostra missione è lavorare per la pace”
L’esperienza di Sr. Gabriella al Simposio delle religiose teologhe a Nemi: “La nostra missione è lavorare per la pace”
Dal 30 maggio al 7 giugno 2026, alcune religiose teologhe provenienti da diversi continenti e congregazioni si sono riunite a Nemi per tessere reti e mettere le loro competenze teologiche al servizio della vita consacrata.
Sr. Gabriella, che ha partecipato al Simposio, ci ha raccontato la sua esperienza.
Che cosa rappresenta per te questo Simposio, a livello personale e professionale?
Sono molto grata di essere stata invitata a far parte di questo gruppo di teologhe della UISG e di poter condividere le nostre conoscenze, i nostri percorsi e i nostri studi accademici. Mi rende felice vedere tante sorelle provenienti da Paesi diversi riunite qui, con culture differenti, esperienze diverse e competenze teologiche differenti. Noi sorelle siamo chiamate a lavorare insieme.
Quali sono le sfide più significative che incontri oggi nella Chiesa e nel mondo?
Per me, essere sorella, vivere la sorellanza, significa vivere il cristianesimo e mostrare alla Chiesa e al mondo intero, a tutte le congregazioni, a tutte le parrocchie e a tutte le persone, che le sorelle possono rendere visibile il volto di Cristo nel mondo di oggi.
Se questo Simposio fosse rappresentato da un'immagine o da un'icona, quale sarebbe?
L'icona biblica che sceglierei è quella della catena di cui parla san Paolo nelle sue lettere, legata anche all'immagine del Corpo di Cristo. Siamo unite come gli anelli di una catena. Porto anch'io una catena al collo, e per me è il segno dell'essere membra unite, profondamente collegate tra loro da un unico obiettivo: rappresentare Cristo nel mondo di oggi come sorelle.
Scelgo questa immagine perché qui ho sperimentato una profonda unità. Prima di arrivare non ci conoscevamo, eppure già dalla prima sera ci siamo sentite vicine. Parlando insieme, confrontandoci, non era necessario raccontare quale tesi di dottorato avessimo scritto: abbiamo percepito subito di essere unite e di condividere la stessa missione.
Che cosa significa per te vivere a Gerusalemme in questo tempo di violenza?
Vivo a Gerusalemme e insegno ai Salesiani e ai Missionari d'Africa provenienti da tutto il mondo. È una grande sfida. Gerusalemme è la città della pace ed è una città fondamentale per tutte e tre le religioni abramitiche. Tuttavia, vivere lì ogni giorno significa anche convivere con l'odio, con i razzi, con gli allarmi che risuonano ovunque e che talvolta interrompono le nostre giornate e persino le lezioni. La situazione sociale è molto difficile.
Eppure, vivere lì come cristiani — e siamo molti religiosi e religiose presenti in città — ci dà una missione: lavorare per la pace. Noi cristiani possiamo contribuire alla pace attraverso il silenzio, non attraverso l'odio o l'agitazione. Possiamo essere semplicemente presenti, senza voler conquistare territori né affermare il nostro egoismo, ma ascoltando le persone, le loro sfide e le loro sofferenze, cercando così di contribuire a costruire un mondo più pacifico.
In che modo la riflessione teologica può aiutare la vita religiosa a coltivare forme più sane di leadership, di responsabilità e di relazioni fondate sulla fiducia?
In questi giorni ho lavorato con altre sorelle sul tema dell'obbedienza e dell'autorità, affrontando anche la questione dell'abuso spirituale. Si tratta di un tema sempre più importante per la Chiesa, per le congregazioni religiose e per le sorelle. Abbiamo condiviso le nostre impressioni e le nostre esperienze, ci siamo confrontate con esperti e abbiamo compreso quanto sia necessario continuare a promuovere questa riflessione, affinché le sorelle di tutto il mondo possano essere più forti in questo tempo segnato dal clericalismo nella Chiesa.
Le sorelle non devono rimanere in silenzio. È necessario offrire loro una formazione solida, perché siamo tutti figli e figlie di Cristo e le sorelle non sono cristiani di seconda categoria.
In questi giorni abbiamo ascoltato la testimonianza di molte sorelle che insegnano nelle università e nei seminari. Molte hanno raccontato di sentirsi spesso relegate in secondo piano: quando è presente un sacerdote professore, viene generalmente preferito. Anche nel mondo accademico, quando vengono richiesti articoli o contributi scientifici, spesso noi sorelle veniamo considerate solo in un secondo momento.
È una grande ricchezza che oggi vi siano sempre più sorelle impegnate nella ricerca teologica e nell'insegnamento, ma abbiamo bisogno che siano molte di più. Abbiamo bisogno di offrire una formazione di qualità, una riflessione teologica solida e un insegnamento che porti il contributo specifico delle sorelle, un contributo profondamente umano, capace di rendere la teologia ancora più vicina all'esperienza delle persone.
Vorrei infine incoraggiare tutte le Superiore e tutte le sorelle a proseguire gli studi teologici e a far parte della rete internazionale delle teologhe religiose, perché noi offriamo uno sguardo particolare sulla Chiesa. Viviamo i consigli evangelici della povertà, della castità e dell'obbedienza, ma anche la misericordia, e questo ci dona una prospettiva diversa rispetto a una visione della Chiesa orientata alla carriera. Possiamo testimoniare questa ricchezza attraverso la lettura della Sacra Scrittura, lo studio della teologia e il suo insegnamento.
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