02/03/2026
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Come rispondere ai membri degli Istituti religiosi che hanno commesso abusi
Come rispondere ai membri degli Istituti religiosi che hanno commesso abusi
La Commissione UISG – USG per la Tutela ha recentemente organizzato un webinar intitolato “Come rispondere ai membri degli Istituti religiosi che hanno commesso abusi”, che ha riunito oltre 1.000 partecipanti da tutto il mondo. L’incontro ha affrontato una sfida molto complessa e dolorosa per la vita consacrata oggi: come rispondere in modo responsabile, giusto ed evangelico a un membro che ha commesso abusi.
Fra Brendan Geary, Fratello Marista, psicologo e specialista nella tutela, e Nancy Camilléri, insegnante in pensione di una scuola marista in Germania, impegnata nella prevenzione e nella difesa dei diritti dei minori, sono stati i relatori. Entrambi, forti della loro esperienza nella gestione di casi di abuso in contesti religiosi, hanno offerto contributi radicati in casi concreti.
L’incontro è iniziato con una preghiera guidata da Sr Mary John, SSpS, Vice Segretaria Esecutiva della UISG. Attraverso una lettura della Scrittura, ha richiamato il comandamento biblico di prendersi cura e proteggersi a vicenda, specialmente le persone vulnerabili, insieme all’invito a confidare nell’amore misericordioso di Dio.
Fra Brendan Geary ha fondato la sua riflessione sul Principio della Preminenza, secondo il quale: «I bisogni e gli interessi delle vittime devono avere la considerazione prioritaria». Ha riconosciuto i fallimenti storici della Chiesa, in particolare quando è stata data maggiore protezione agli autori degli abusi piuttosto che alle persone ferite, citando il Cardinale Kasper che ha definito ciò una forma di pseudo-misericordia. Ogni risposta autentica, ha sottolineato, deve iniziare dall’ascolto delle vittime, garantendo giustizia e cercando una riparazione significativa.
Dopo aver affermato questo principio, ha affrontato la difficile questione di come rispondere ai membri riconosciuti colpevoli. Ha evidenziato l’importanza di restrizioni chiare, di una supervisione strutturata e di responsabilità definite, insieme a un adeguato accompagnamento umano e spirituale. Presentando il “Good Lives Model”, Fra Brendan ha illustrato un approccio volto a ridurre il rischio di recidiva aiutando gli autori a sviluppare obiettivi di vita positivi e responsabili, senza in alcun modo minimizzare la gravità del danno causato.
Nancy Camilléri ha condiviso un caso concreto tratto dalla sua esperienza personale, descrivendo l’accompagnamento di un fratello religioso che aveva abusato di studenti per molti anni, mantenendo al contempo un profilo pubblico rispettato e carismatico. La sua testimonianza ha messo in luce l’impatto profondo e duraturo dell’abuso sulle vittime, molte delle quali continuano a soffrire conseguenze psicologiche e spirituali. Ha inoltre parlato delle significative sfide che gli Istituti religiosi affrontano nell’attuare misure di tutela, inclusa l’imposizione di rigorosi protocolli di sicurezza o, quando necessario, la dimissione dall’Istituto.
Sono state affrontate anche questioni pratiche e pastorali, tra cui la riflessione su adeguate soluzioni abitative per gli autori di abuso, la necessità di piani di tutela chiari ed efficaci, il ruolo di indagini indipendenti e la complessità aggiuntiva quando vittime e autori appartengono alla stessa comunità. Il webinar ha inoltre evidenziato l’importanza della tutela nella formazione iniziale e permanente, la necessità di smascherare spiritualità malsane o teologie distorte della sessualità e la responsabilità della leadership nel promuovere una cultura comunitaria di trasparenza e responsabilità.
Il webinar si è concluso con discussioni in piccoli gruppi seguite da una sessione plenaria di domande e risposte. Il prossimo incontro si terrà l’8 giugno ed esplorerà la relazione tra il sacramento della riconciliazione e la tutela.
Attraverso iniziative come questo webinar, la Commissione UISG – USG per la Tutela continua a rafforzare il proprio impegno nell’aiutare le congregazioni a costruire una cultura della tutela radicata nella giustizia e nella vera misericordia, nella responsabilità e nella cura, e nella prevenzione attraverso la formazione, ponendo sempre al centro la dignità di ogni persona — specialmente di coloro che sono stati feriti.
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