PAROLE DI BENVENUTO

Suor Therezinha Rasera, SDS

Presidente della UISG

Care sorelle, cari fratelli!

Buon giorno a tutti!

Con immensa gioia e cuore vibrante accogliamo tutti e tutte, voi partecipanti a questo Congresso della Vita Consacrata.

Veniamo da ogni angolo del nostro pianeta con la sete di profondità e di rinnovamento per bere l’acqua del pozzo che ci dona vita e speranza.

Il mondo e specialmente i poveri, sperano e sentono la necessità che noi - religiose e religiosi - siamo persone di speranza; di una speranza che dà luce e forza alla loro vita per continuare a lottare per la loro dignità e per una vita più significativa e gioiosa. Possiamo dire che questa speranza è la speranza cristiana, accompagnata dalla fede e dalla carità. Una speranza nata dalla Risurrezione di Gesù e che, di fronte all’oppressione e alla morte, crea uno spazio nuovo di vita.

Siamo qui come rappresentanti della Vita Consacrata di tutto il mondo. I partecipanti a questo Congresso sono religiose e religiosi: 95 provengono dal Continente africano; 250 dall’America del Sud, del Centro e del Nord; 92 dal Continente asiatico; 16 dall’Oceania e 394 dall’Europa. Un totale di 847 religiose e religiosi dei cinque Continenti: membri delle Curie generalizie, presidenti delle Conferenze nazionali e continentali, teologhe e teologi, giovani, responsabili di centri di spiritualità e di alcune riviste.

Abbiamo anche alcuni invitati speciali: Vescovi, membri della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e rappresentanti di movimenti ecclesiali.

A tutti e a ciascuno un particolare ‘Benvenuto’.
Siamo coscienti che l’esito di questo Congresso dipende da ciascuna e da ciascuno di noi. Dipende soprattutto dalla nostra partecipazione attiva ed effettiva, indipendentemente dalla categoria nella quale siamo iscritti. Per questo vogliamo invitarvi a sentirvi a casa e a creare insieme un ambiente di apertura, di semplicità, di spontaneità e di gioia, un ambiente di partecipazione dinamica. E in questo ambiente è molto importante l’ascolto attivo e attento alla voce dello Spirito che si rivela in ciascun partecipante attraverso il nostro dialogo con le diverse voci culturali e con le differenti espressioni di Vita Consacrata. Un ascolto che ci porterà ad accogliere e ad operare i cambiamenti necessari che richiedono i tempi attuali.

Benvenuti e benvenute per condividere anche le sofferenze, le frustrazioni, le angosce, nonché le ricerche, i risultati, i sogni e le speranze di cui traboccano i nostri cuori.

Benvenuti e benvenute a intravedere nuovi orizzonti e a trasmettere alla nostra storia una spinta dinamica verso il futuro, con la convinzione e il coraggio profetico dei nostri Fondatori e delle nostre Fondatrici.

Non conosciamo il frutto del Congresso, sappiamo solo che dobbiamo scoprire cammini alternativi rispetto alla nostra realtà corrente e tracciare un cammino che attivi la nostra presenza e potenzi la speranza in un mondo diverso, più giusto e solidale nel nostro mondo, nel quale le relazioni politiche, economiche, affettive, religiose siano in sintonia con il progetto del Regno di Dio.

Coscienti che, coloro che seguono le orme di Gesù di Nazaret, con Lui sfidano anche l’impero della morte e il potere degli oppressori di questo mondo, vogliamo rischiare a perdere la nostra vita perché altri abbiano “la vita e l’abbiano in abbondanza” (Cf. Gv 10, 10).

Seguendo l’esempio di Cristo il quale, “pur essendo di natura divina,…spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo” (Fil 2, 5-11), la Vita Consacrata è chiamata a spogliarsi di tutto ciò che ha incastellato la sua forza profetica. A cominciare dalle sue idee su Dio, le quali molte volte sono lontane dalla realtà concreta e dall’esperienza di vita delle persone. La Vita Consacrata deve spogliarsi anche dell’immagine che ha di se stessa, immagine molte volte imprigionata entro le mura delle sue apparenti sicurezze, che la isolano e la alienano dalle sofferenze e dal grido dei poveri.

Osservando la realtà del mondo di oggi, nascono molti interrogativi:

* Quale vita consacrata sta suscitando lo Spirito Santo oggi?

* Come identificarla, descriverla, proporla?

* Come individuare ciò che ne blocca l’esistenza?

* Verso quali “pozzi”, verso quali cammini ci porta la vita consacrata che sta nascendo?

(IL).

In questi giorni ci porremo queste ed altre domande. Vogliamo, perciò, essere all’ascolto delle risposte che ci ispira lo Spirito e aprirci ad altre domande che non ci siamo ancora fatte.

L’Instrumentum Laboris (cf. n° 56) ci segnalava una serie di sfide:

“Come consacrati viviamo momenti cruciali, nell’umanità e nella Chiesa. Dobbiamo prendere decisioni di grande importanza per l’immediato futuro. Urge avere atteggiamenti di speranza, di giustizia e di solidarietà perché la vita possa essere vissuta degnamente da tutti gli uomini e donne del nostro tempo. Ci troviamo di fronte a scelte decisive: possiamo incoraggiare la vita o ostacolarla, crescere nella comunione o creare ulteriori distanze tra noi, lasciarci vincere dalle difficoltà o combatterle. Non abbiamo tempo da perdere. Le nuove realtà richiedono nuove risposte” (cf. n° 56).

Perciò, siamo tutti invitati a condividere, in questa grande assemblea, attraverso il dialogo e il discernimento, i nostri doni e le nostre ispirazioni, con lo scopo di “manifestare il dono dello Spirito per l’utilità comune” (Cor 12, 7).

Il tema del Congresso: Passione per Cristo, Passione per l’umanità, trae la sua ispirazione, per il discernimento e le proposte di azione, dalle due icone del Vangelo: la Samaritana e il buon Samaritano.

Questi due personaggi di Samaria sono stati scelti come simboli. Essi ispirano e indicano una Vita Consacrata che sia una risposta significativa per i nostri tempi.

La donna Samaritana ci suggerisce che la proposta che Gesù fa ai suoi e alle sue seguaci è inclusiva. Gesù è venuto per eliminare le divisioni, molte volte create in nome della religione e di Dio, con le conseguenze disastrose che tutti/e conosciamo. E’ il dialogo con Gesù che tocca la vita intima, personale della donna e tocca anche la vita del suo popolo; e questa esperienza la porta ad entrare in un processo di conversione.

Lo Spirito muove anche noi. E quali seguaci di Gesù, ci sollecita a riavvicinarci maggiormente al Vangelo e ad accogliere l’invito amoroso per operare cambiamenti radicali nella nostra vita: passare dall’individualismo alla solidarietà; dall’insensibilità razionale alla sensibilità e all’umanizzazione delle relazioni; dai pregiudizi all’accoglienza e al dialogo con l’altro; dalla guerra alla pace e alla giustizia; da una apparenza di forza e di potere ad una somiglianza più stretta con il Servo di Javhè, per essere degni della nostra vocazione di missionari e missionarie della Buona Novella!

Lo Spirito ci interpella a non accomodarci all’ordine vigente, a non aggiustarci ad una presunta superiorità spirituale e a non credere che la nostra consacrazione, di per sé, ci ponga in un processo automatico di santificazione e di testimonianza del sacro. Molte volte la nostra consacrazione si converte in fariseismo e in una contro testimonianza da parte nostra. E in questo modo restiamo al margine di qualsiasi cambiamento o trasformazione: “continuando nella vita senza convocare né annunciare” perché “le nostre opere giustificano i nostri mezzi e le nostre paure”, come ha descritto chiaramente D. Pedro Casaldáliga nella sua reazione all’Instrumentum Laboris. Ed egli continua “Siamo abituati a credere di dover sembrare modesti e prudenti e la profezia segnala solo alcuni di noi. Temiamo di apparire ridicoli di fronte alla ‘follia’ del Vangelo. Temiamo di perdere la sicurezza personale o comunitaria. Potremmo contrariare alcuni benefattori, alcune autorità o gerarchia. Temiamo la croce e la persecuzione, le quali sono inevitabili se vogliamo vivere con radicalità la nostra sequela di Cristo”.

La Vita Consacrata riuscirà a superare la sua crisi solo se entra nel processo di evangelizzazione di se stessa. Essa ci obbliga a ritornare alla sorgente da cui ebbe origine la nostra storia e a lasciarci toccare di nuovo dalla forza e dal potere di trasformazione dei nostri carismi. I nostri fondatori e le nostre fondatrici ci hanno trasmesso molto chiaramente che il nostro carisma esprime la forza della verità evangelica capace di cambiare la nostra vita e la realtà che ci circonda. Nessuno dei nostri istituti ebbe origine per essere la continuità di una situazione statica, di non-vita, ma al contrario, essi mirarono a riscattare l’opzione per i poveri.

L’incontro personale con Gesù portò la Samaritana a scoprire un nuovo orizzonte di spiritualità e di significato per la sua vita e, quindi, per il suo popolo. Ella osò dialogare con un giudeo forestiero, esponendosi alla novità. Così osò andare al di là dell’istituzione alla cerca di senso per riempire il suo vuoto, e trovò un pozzo di Acqua Viva!

La parabola del Buon Samaritano segue la preghiera di lode che Gesù rivolge al Padre per aver “nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le ha rivelate ai piccoli” (Cf. Lc 10, 21). In realtà, il primo che cerca di mettere alla prova Gesù è un “dotto e sapiente” – un dottore della legge. Luca sottolinea che il sapiente pone una domanda: “Maestro, Che devo fare per ereditare la vita eterna?”(v. 25), non perché egli fosse interessato della verità, ma “per mettere alla prova Gesù”. Nel ribaltare la domanda, Gesù afferma chiaramente che il dottore della legge già conosceva la risposta quando cita il comandamento della legge: “Ama il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente…, e il secondo è simile a questo”. E Gesù gli dice semplicemente: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai” (v. 28).

Ma l’uomo insiste: “E qual è il mio prossimo?” (v. 29). Gesù non cade nella trappola di fare una discussione teorica e sterile su chi sia il prossimo, egli passa immediatamente ad un livello pratico, raccontando la parabola del buon Samaritano. E, terminato il racconto, Gesù chiede al dottore della legge “chi si è fatto prossimo dell’uomo che è incappato nei briganti?” Costretto a riconoscere che colui che si fece prossimo del mal capitato ‘mezzo morto’ fu un Samaritano, il dottore della legge ascolta dalla bocca di Gesù la conclusione: “Va’ e fa’ anche tu lo stesso” (v. 37).

Siamo invitati a vivere una vita consacrata “samaritana”, con la sete di Dio e motivata costantemente a praticare la misericordia, disposta a spostarsi dal luogo o dalla situazione in cui si trova, per la missione. Questa chiamata ci mette in crisi e, se vogliamo, ci porta ad entrare in un processo di discernimento. Dobbiamo aver il coraggio di leggere e di accogliere i segni dei tempi e l’audacia di agire profeticamente. Così, la Vita Consacrata passerà dal ripiegamento su se stessa alla trasparenza nella sequela appassionata di Gesù Cristo. I personaggi di Samaria mostrano chiaramente che il cammino consiste nell’avvicinarsi al mondo degli esclusi, a tutte le persone o gruppi che si trovano fuori del cerchio dei privilegiati in questa società globalizzata. Sono queste persone che daranno alla Vita Consacrata il significato che essa cerca così insistentemente!

Care sorelle e cari fratelli ‘benvenuti’ col desiderio di “immergerci nello spirito del Congresso che è quello di accogliere la voce dello Spirito di Dio, di lasciarci trasformare e di iniziare una nuova prassi”.

Accogliere: implica apertura, ascolto attento, condivisione di ciò che lo Spirito ci offre e il lasciarci toccare dalle ragioni evangeliche.

Lasciarsi trasformare: è possibile se rimaniamo aperti ad apprendere e a discernere gli spiriti che ci muovono.

Intravediamo nuovi orizzonti e, quindi, sogniamo di rilanciare la Vita Consacrata nella forza della sua spiritualità, comunione, gioia e speranza per la missione.

Stiamo scoprendo la validità di nuove espressioni che nascono tra noi e vogliamo accogliere e promuovere queste nuove espressioni come dono di Dio e senso di responsabilità.

Vogliamo consolidare la spiritualità e la missione condivisa con il popolo di Dio così come la comunione e la solidarietà tra la Vita Consacrata femminile e maschile.

Vogliamo impegnarci a sperimentare la passione per Cristo e la passione per l’umanità in nuovi contesti. La Vita Consacrata è sollecitata a coltivare e a privilegiare la passione per Dio e per l’umanità e ad essere anche la voce provocatoria, capace di sfidarsi in tutte le parti del mondo dove è presente.

Benvenuti e benvenute per fare di questo Congresso una “buona novella” per il mondo. Siamo qui per continuare ad essere un dono dello Spirito nella Chiesa e nel mondo!