REAZIONE ALLA CONFERENZA DI Sr. Dolores Aleixandre, RSCJ:

"CERCATORI DI POZZI E DI VIE:

DUE ICONE PER UNA VITA RELIGIOSA SAMARITANA"

P. Bernardo Olivera, OCSO

Ho letto e meditato con attenzione la conferenza di Sr. Dolores. L'ho fatto dalla mia condizione di monaco trappista, membro della grande famiglia monastica benedettina e cistercense. Cercherò di dire qualcosa su quello che più ha risuonato nel mio cuore ed anche qualcosa che mi piacerebbe aggiungere. Comincio con una affermazione di base: la conferenza mi è piaciuta moltissimo. Da questo traggo una conclusione semplice: l'autrice è una persona che incanta. Queste due affermazioni non mi sembrano banali: la parola deve portare alla persona. Forse è il metodo monastico di preghiera, la tradizionale lectio divina, mi predispone a questo: passare dal testo all'autore... passare dalla parola rivelata al Signore che ci si rivela.

La struttura e l'intenzione del testo sono chiaramente formulate nella introduzione. La struttura: si parte con una "passeggiata contemplativa" attraverso i testi evangelici sull'assetata samaritana e sul buon samaritano; si prosegue ascoltando verso dove "ci attraggono", in quale direzione ci vogliono condurre; si conclude nelle mani del Primo Vasaio. L'intenzione: lasciarci condurre da questa coppia di mistagoghi samaritani nella nostra sequela del Risorto; altri personaggi secondari, soprattutto lo Scriba, avranno anche qualcosa da dirsi; gli atteggiamenti e le razioni di tutti loro possono essere benissimo le nostre; a partire da una carenza iniziale, l'opera creatrice del Signore, li trasfigura secondo la sua immagine e somiglianza. Il Signore desidera fare altrettanto con noi.

Molti paragrafi hanno risuonato nel nostro intimo, impossibile menzionarli. Ne presento due che si sono accomodati senza dissonanza ai lati del mio cuore: in primo luogo, l'azione creatrice e ricreatrice di Gesù; in secondo luogo, il messaggio e la leadership della samaritana. Li ricordo brevemente e aggiungo il mio apporto.

1. L'opera creatrice e ricreatrice di Gesù.

Gesù è il primo attore in entrambi i brani, il protagonista di entrambe le scene. Ci si presenta come: sapiente vasaio, abile pescatore, buon pastore, maestro di saggezza, amico, artista e pittore consumato, esperto di umanità e profeta. Si può dire di più?

Aggiungo quanto segue: nell'incontro con la samaritana Gesù si presenta anche come Sposo del suo Popolo. Vediamolo brevemente. L'evangelista Giovanni, in continuità e rottura con la tradizione profetica veterotestamentaria, presenta con insistenza Gesù come Sposo della nuova comunità ecclesiale. Giovanni il Precursore lo riconosce come tale (Gv. 1:27; 3:29-30); Gesù si presenta così a Cana (Gv. 21-12); Maria di Betania lo ama e serve sponsalmente durante la cena dell'unzione (Gv. 12:1-11); Maria di Magdala lo incontra, lo abbraccia... e viene inviata apostolicamente in missione (Gv 20:11-18). Il dialogo di Gesù con la Samaritana può essere letto simbolicamente in questo contesto sponsale. Questa lettura si rafforza con un paio di dati: prima di tutto, il riferimento alle scene-tipo di incontro presso un pozzo e ulteriore matrimonio Gn. 24:10-66 , 29:1-20 ; Es.2:15b-21 ; Cf. Rut 2 . E inoltre i velati riferimenti all'esperienza matrimoniale del profeta Osea con Gomer (Cf. Os.1:2-9; 2:1-3:5). Possiamo inoltre segnalare altri riferimenti che andrebbero nella stessa linea.

Per l'evangelista Giovanni, Gesù è l'autentico "pozzo" di Israele dal quale scaturisce un fiume di acqua viva (Gv 7.37-39; 19.34; Cf. I Cor. 10.4). E nella letteratura sapienziale è comune presentare la Sapienza come una corrente di acqua viva (Sir. 15,3- 24,20- Cf Bar. 3,12). Inoltre, i saggi israeliti, senza essere psicanalisti, conoscono bene la relazione tra l'acqua e l'ambito erotico e sponsale (Prov. 5, 15-18; 9,17; Sir. 25,25; 26,12; Cant. 4,12-15). Gesù, lo Sposo annunciato dal Battista, è venuto a cercare con gioia (Gv. 3,29) la sua sposa samaritana, simbolo di tutto questo popolo religiosamente "prostituito". Loro hanno saputo riconoscerlo e abbracciarlo come Salvatore del mondo. Per questo possiamo dire a lei e a loro quello che dice il pofeta Isaia: Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata. Perchè il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. (Is.62,4-5;Cf.54,5-6; Ger. 31-22).

2. Il messaggio e la leadership della samaritana.

La donna di Samaria ha imparato dal Signore Gesù che un desiderio più grande può relativizzare i piccoli desideri, questo le ha permesso di trasformarsi in "esperta di umanità" e toccare i desideri addormentati nel fondo dell'anima di ogni persona umana. D'altra parte, lei vorrebbe sapere come arginare l'acqua del nostro torrente affettivo e, in un impeto di audacia, ci chiede dei nostri "mariti" che ci allontanano dal Signore, e cioè: il marito della stupidità disinformata e conformista, il marito neo-liberale e consumista, il marito individualista, il marito pseudoterapeuta, il marito secolarista, il marito spiritualista, il marito idolatrico, il marito dalle mille attività... Liberata da tutti questi mariti, la samaritana ci insegna: a confidare nel potere di seduzione del Signore, ad avere l'audacia di chiamarli con nomi nuovi, a riconoscere la sete che ci invade, ad essere pronti perchè Egli ci viene incontro in qualsiasi luogo, ad appassionarci per il Signore e per il suo Regno. Tutto questo si riassume in una espressione del patriarca dei monaci occidentali, Benedetto da Norcia: Nulla, assolutamente nulla è da anteporre all'amore di Cristo! (Regola, 4,21 e 72,11).

E con questo è già detto tutto.

Comunque, mi permetto di aggiungere una parola sul desiderio e i desideri, esperienza umana e spirituale di cui la samaritana è esperta e maestra. Il deisderio è, metaforicamente parlando, una bocca dalla sete infinita che ci costituisce come esserei umani; questa sete ci fa tenedre e cercare la pienezza e la gioia beatificante nella comunione. Da questa struttura basica ci apriamo in diverse dimensioni, soprattutto, nella dimensione affettivo-sessuale, nell'ambito del potere-avere-sapere, e nella dimensione religiosa e trascendente.

La cultura occidentale nord-atlantica contemporanea promuove e manipola commercialmente i desideri umani. Tuttavia la cultura occidentale medioevale ha saputo porre il desiderio al servizio della ricerca e dell'incontro con Dio. Questo desiderio di Dio è segnato da quattro note basiche: è qualcosa di costitutivo dell'essere umano e non il frutto di una scelta volontaria, si fonda sull'esperienza dell'assenza, è incentivato e purificato dall'alternanza tra presenza e assenza, trova compimento solamente nella vita eterna.

E' nata così una corrente mistica o esperienza del mistero cristiano, fondata sul mistero dell'Alleanza con Dio e ella simbologia sponsale che la esprime. Sponsalità intesa come: dono reciproco in comunione feconda. Questo implica l'importanza del libro divinamente ispirato del Cantico dei Cantici; l'interpretazione medioevale corrente lo esprime in questa forma: Baciami con i baci della tua bocca. Chi lo dice? La sposa. Chi è la sposa? L'anima assetata di Dio (San Bernardo, sermoni sul Cantico, 7,2).

Mi permetto di suggerire che questa corrente mistica ha qualcosa di molto valido da dire al mondo di oggi. Ci insegna almeno quanto segue: a cercare di unirci a Gesù Cristo con tutta la nostra capacità di amare, a conoscerci e integrarci fin dalle viscere della nostra persona, ad aprirci al dialogo interreligioso dalla nostra identità cristiana, a dialogare con la spiritualità coniugale propria di tantissimi laici e laiche. Conclusione Concludo con una parola di ringraziamento per Sr. Dolores e allo Spirito Santo che ha fatto di lei una mistagoga del Verbo.

Condivido anche una parola finale che spero sia di vita per tutti e per tutte. La Chiesa è Sposa di Cristo e, di conseguenza, Madre dei credenti e Serva dell’umanità. In quanto membri di essa, siamo anche noi chiamati ad esserlo, secondo la grazia personale ed il carisma congregazionale di ciascuno. Il futuro della vita consacrata si trova già nelle sue origini. Rifondare significa edificare su solide basi: Cristo Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza. Il desiderio appassionato e sponsale di comunione mistica con Lui spinge sempre alla donazione della prorpia vita ed al servizio materno per gli altri.

Ci sono tra noi, ne sono certo, buoni samaritani e samaritane assetate. Voglio essere anche io uno di loro. Gridiamo insieme alla sposa e allo Spirito: Vieni! E chi ascolta dica Vieni! E chi ha sete venga, e chi vuole riceva gratuitamente l'acqua della vita! Ap, 22, 17; cfr 21, 6).

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