![]() |
|||||
![]() |
|||||
|
QUESTIONARIO
IN RISPOSTA ALLA PLENARIA (potete leggere di seguito alcune delle risposte già pervenute) Si prega, gentilmente, di inviare la risposta a Sr. Victoria Gz de Castejón per e-mail: uisgseg@tin.it o per Fax: (39) 06 684 002 39 entro il 15 novembre 2006.
Alla luce del tema: “Sfidate a tessere una nuova spiritualità che generi speranza e vita per l’umanità” e dal tuo punto di vista, rispondi alle seguenti domande: 1. Che cosa ti ispira il tema? 2. In che modo questi fili, una volta intessuti, possono far nascere una nuova spiritualità? 3. Come questa spiritualità genererà speranza e vita per l’umanità? 4. Quale brano biblico, secondo te, illumina questa nuova spiritualità? N.B.: Se non hai la possibilità di incontrarti con la tua Costellazione, puoi inviare la tua risposta personale alla Segretaria Generale, Sr. Victoria Gz de Castejón, RSCJ. |
|||||
|
RISPOSTE AL QUESTIONARIO IN PREPARAZIONE DELLA PLENARIA
|
|||||
|
o Che cosa ti ispira il tema?
- Mi ispira a ritornare al testo della creazione (Gen 1-2), a scoprire il volto di ogni persona come unico e irripetibile, e tuttavia costituzionalmente bisognosa di incontro con l’altro per trovare in se stessa in pienezza. È per me una domanda forte ad essere donna di comunione. - Il tema proposto suscita in me grande fiducia. Considerando che noi religiose siamo chiamate a tornare visibile Dio amore, il nostro impegno deve essere quello di approfondire l’esperienza di Dio Trinità, manifestare l’amore appasionato di Dio per il Padre e per l’umanità. La speranza avviene nella misura in cui noi e l’umanità siamo consapevoli della nostra dignità di essere immagine e somiglianza di Dio: “facciamo l’uomo a nostra immagine”, ci dice il libro della Genesi. Tutti abbiamo bisogno di comprendere che la speranza è dono di Dio ed il nostro impegno è di collaborare con Lui nella costruzione del suo Regno. Il fondamento della speranza è sentirsi accompagnatti dalla sua presenza; sapersi amati da un Dio che cammina con noi e fa storia con noi, soltanto corrispondendo alla sua grazia riusciremo vivere con dignità. - Innanzitutto condivido pienamente il tema e ritengo che noi religiose oggi dobbiamo assolutamente essere “Donne di speranza”. Condivido il tema perché la speranza e la vita di una nuova umanità, si genera e nasce da una nuova spiritualità. Se vogliamo un’umanità nuova è necessario imparare a tessere un nuovo stile di vita che fa emergere il filo d’oro della spiritualità nella storia degli uomini. Se noi vogliamo essere visibili e credibili nel mondo di oggi, possiamo proporci solo con la forza della santità e quindi di una nuova spiritualità. - Mi interrogo sul senso e il contenuto di una nuova spiritualità e mi rispondo che é la spiritualità ,incarnata nell'oggi, dei nostri Fondatori che hanno saputo "vedere" con il cuore di Dio il loro tempo ,hanno saputo "partecipare" in concreto alle istanze del loro tempo ,hanno saputo veramente far parte dell'umanità per portare l'amore di Dio ai fratelli in "stato di servizio" con cuore vergine ,tutto donato. - Un rinnovato impegno a puntare sul primato di Dio, che si rivelerà in comportamenti concreti e in un coraggioso apostolato missionario. Un nuovo modo di vivere la Vita religiosa e di evangelizzare, centrato sul mistero pasquale, sull’annunzio di speranza e di vita nuova che nasce dalla sofferenza e dal dolore. - La ricerca di una spiritualità ampia, ecclesiale, cosmica. La spiritualità di donne protese verso il futuro. - Mi ispira una grande fiducia nell’asione dello Spirito che guida la storia e fa sorgere nuove modalità de vita consacrata. L’attuale forma di vita consacrata non regge più; c’è urgenze di una nuova spiritualità che die vita e speranza all’umanità. - Mi da molta pace ed aumenta la speranza per l’umanità. - Gesû Cristo è la speranza dell’umanità, quindi noi che siamo i suoi testimoni, dobbiamo essere i portatori e seminatori di speranza. Dobbiamo portare al mondo intero, a tutta l’umanità la speranza che non delude, dobbiamo esprimere la nostre disponibilità ad annunciare Cristo nostra speranza. L’uomo contemporaneo cerca l’autentica libertà, realizzazione interiore, felicità e pace amorevole. Oggi si accosta al mundo della spiritualità con desiderio do essere felici. - È un tema pertinente al momento che stiamo vivendo, e sul versante della spiritualità della vita religiosa è quello dà sostegno. È un invito ad ampliare gli orizzonti da una spiritualità intimista e passiva a una spiritualità che si espande generando vita per tutti. È una sfida alla vita religiosa perché torni ad essere efficace nella sua azione. Orienta a coltivare una nuova esperienza di Dio, alimentata da una spiritualità profetica come spazio di gratuità per un intreccio della resistenza con la mistica. - - Il tema mi richiama una prospettiva di integrazione tra dono dall’alto e impegno, in attenzione ai fili preziosi, ai nodi e alle lacerazioni che caratterizzano l’attuale contesto socio-culturale. I fili passano attraverso le relazioni ad intra e ad extra, relazioni da vivificare e purificare costantemente nella relazione personale con il Signore Gesù. - Evoca l’azione dello Spirito a Pentecoste; ispira un atteggiamento di accoglienza, flessibilità, ricerca, gratuità, pazienza, concretezza, collaborazione, necessità di una trama (Vangelo e carisma) continuamente ricercata nell’oggi, a contatto con le sfide della storia.Richiama il lavoro con il quale tante donne indigene si guadagnano il pane per i figli, mentre interscambiano tradizioni, ricordi, memorie.Ispira dunque un lento processo di integrazione, un dinamismo paziente e coordinato nel quale prevale l’essere più che il fare, la scoperta più che la sicurezza del possesso, il dinamismo della rete e l’integrazione delle diversità ad intra e ad extra. - In una situazione complessa, ci sentiamo interpellate a riesprimere insieme, e in forme diversificate, le motivazioni di fondo della nostra scelta di vita come risposta a una chiamata all’amore e al servizio perché tutti abbiano vita e speranza. Il verbo tessere evoca l’arte di collegare le varie dimensioni della vita, di leggere l’intreccio delle sfide, di trovare risposte convergenti che valorizzino la ricchezza di diversi carismi e tradizioni di vita consacrata. - In una situazione complessa, ci sentiamo interpellate a riesprimere insieme, e in forme diversificate, le motivazioni di fondo della nostra scelta di vita come risposta a una chiamata all’amore e al servizio perché tutti abbiano vita e speranza. Il verbo tessere evoca l’arte di collegare le varie dimensioni della vita, di leggere l’intreccio delle sfide, di trovare risposte convergenti che valorizzino la ricchezza di diversi carismi e tradizioni di vita consacrata.
- Il tema mi ispira l’immagine della spola che, muovendosi da una parte all’altra, accorcia le distanze, consolida le mollezze, inventa nuovi percorsi, crea il disegno, lascia un’eredità. Il tema, pertanto, mi spinge a considerare la VC più che “sfidata”, “sfidante” nel senso evangelico e dunque: ~ in grado di raccordare gli appelli divini al grido umano nell’unica storia della salvezza; ~ pronta a dare ragione della speranza che la anima, a chiunque gliene chieda conto; ~ dinamica nel riproporre il Vangelo come “splendore del Volto umano”; ~ creativa nel suggerire risposte di senso; ~ capace di mantenere viva la memoria della fede. ~
- Una nuova spiritualità nasce da “persone nuove” e da “nuove relazioni”: la tessitura diventa “simbolo” dell’impegno a riprendere con continuità la “tessitura” di se stesse (formazione permanente), come donne e donne consacrate (rivisitazione continuamente “acculturata” della femminilità, “ricompressa” alla luce della Parola, oggi), chiamate a “prenderci cura” della convivenza e di “ogni” convivenza in cui siamo coinvolte! - nel segno della pace, della riconciliazione, del perdono, della convivialità delle differenze … “Esperte”, dunque, di umanità e di relazione, per rifare con la carità paziente, benigna, disinteressata … (cf Cor 13, 4-7) - il “tessuto” delle comunità, nella Chiesa-Madre, nella Congregazione, nel contesto sociale di inserimento e di servizio apostolico. - In che modo questi fili, una volta intessuti, possono far nascere una nuova spiritualità?
- I cinque fili: Le donne L’ingiustizia nelle sue diverse forme La terra e la sua sacralità I laici L’appello delle Religioni del mondo alla profezia e alla mistica, riguardano (direttamente o come appello) valori e beni essenziali, perciò ogni aspetto dona la propria specificità e domanda quella dell’altro. Questo scambio reciproco contribuisce a far sorgere la spiritualità di comunione, l’unica speranza di vita per il mondo. - Questa nuova spiritualità nasce dalle radici di ogni congregazione e si rinnova, si lascia rinnovare dallo Spirito che parla in ogni tempo. Questa nuova spiritualità si può affermare per produrre frutti di vita attraverso la collaborazione delle congregazioni fra di loro .E necessario uno scambio di doni fra i differenti carismi , é necessaria la collaborazione con la Chiesa che ci aiuta a restare sempre ben ancorate a Cristo centro e fonte nel suo Spirito di tutti i Carismi. - Le donne avranno il loro posto di protagoniste, l’ingiustizia sarà maggiormente denunciata e ci saranno molti che lotteranno per la giustizia e l’equità secondo il Vangelo. Ci sarà più rispetto e cura per la creazione, più coinvolgimento dei laici e condivisione anche dei valori carismatici di ogni Istituto. Tutto questo farà sì che anche i fratelli di altre religioni riscoprano più facilmente i “semi del Verbo” nella loro cultura e fede. Apertura reciproca, dialogo, comunione nella varietà. - - - L’uomo cosciente di essere amato da Dio come figlio nel Figlio, creato a sua immagine, si riempi di uno spirito nuovo che inonda il suo essere ed il suo agire. Questo spirito lo spinge ad amare come lui è amato e ad aggire riconoscendo nell’altro la presenza di Dio amore. A questo punto la persona può capire che la speranza va oltre la dimensione umana, contiene una dimensione escatologica, e che si affida totalmente alle promesse di Dio, diventa una forza motrice capace di costruire la storia con la forza del Vangelo di Cristo che è l’unico fondamento della speranza. Il Vangelo continua ad essere potenza di vita, parola che umaniza e unisce i popoli, perciò, evangelizare sarà sempre seminare speranza tra gli uomini. - La nuova spiritualità dovrà essere un’espressione della spiritualità di comunione proposta all’inizio di Millennio da Giovanni Paolo II. In quanto consacrate, ci sentiamo particolarmente interpellate a testimoniarla secondo il colore della nostra specifica vocazione nella Chiesa. Siamo consapevoli che occorre creare le condizioni per tesserla pazientemente con i fili che la costituiscono. I fili individuati dal comitato Esecutivo UISG appaiono fondamentali per l’esito che si vuole conseguire.
Le donne. Questa prima area impegna al riconoscimento effettivo della dignità di ogni donna e alla sua promozione, allo sviluppo delle relazioni di reciprocità tra uomo e donna come paradigma per altre relazioni personali o di gruppo in contesti segnati dalla diversità. Richiede di denunciare le situazioni di sfruttamento, di abuso e sopraffazione, di accompagnare nel cammino per il riscatto dalle povertà che affliggono in modo particolare le donne. La nostra testimonianza di donne che vivono la loro vocazione all’amore nel rapporto vivificante con il Signore Gesù, nelle relazioni di reciproca valorizzazione tra sorelle, nell’impegno di promuovere ed evangelizzare la vita umana, rende credibile l’impegno per la vita, specialmente la più indifesa e minacciata. Donne accanto ad altre donne per generare vita e speranza.
L’ingiustizia nelle sue varie forme crea spesso in noi sconcerto, senso di frustrazione per l’impossibilità a sradicarla. Non abbiamo pretese di risolvere situazioni strutturali, ma sappiamo che insieme possiamo osare di percorrere vie alternative che costruiscono gradualmente un tessuto sociale e culturale diverso. Gli sforzi in questa direzione sono inderogabili. La profezia alla quale è chiamata la vita consacrata deve vederci in prima linea quali sentinelle capaci di scorgere nella realtà le numerose situazioni di ingiustizia che affliggono milioni di uomini e donne, le sfide che ci interpellano e, insieme, i virgulti di vita già presenti che esigono di essere riconosciuti e potenziati. La maggiore consapevolezza dei nostri Istituti circa la chiamata missionaria a promuovere condizioni dignitose di vita per tutti deve potersi tradurre in segno concreto per la convergenza verso questo comune obiettivo, ciascuno col colore della sua spiritualità. Non solo le grandi opzioni per i poveri, ma anche le piccole scelte della quotidianità avvicinano l’obiettivo o lo rendono più remoto.
La terra e la sua sacralità è un altro impegnativo fronte che non può lasciarci indifferenti. La terra appartiene a tutti e non ci è lecito accaparrarne le risorse sottraendole al beneficio comune di tutti i figli e figlie di Dio. Educarci ed educare al consumo critico è uno degli aspetti che possiamo sviluppare nell’era della mondializzazione, dove la rete dell’interdipendenza di popoli e nazioni deve poter rendere accessibili a tutti le risorse del pianeta. L’ecologia è un autentico segno della solidarietà umana, quando è fondata su solidi valori etici. Crediamo che l’impegno per uno sviluppo sostenibile debba avere a fondamento l’ecologia umana. Di qui lo stile di vita, la cura per la famiglia, la promozione e protezione del lavoro, la lotta contro la povertà, lo sviluppo dell’educazione e dei servizi sanitari, la solidarietà tra nazioni al servizio di uno sviluppo umano integrale. La professione dei voti religiosi ci rende, come persone consacrate, particolarmente affidabili da questo punto di vista. A condizione che il nostro stile di vita testimoni la trasparenza dell’amore (castità), la gratuità dell’amore (povertà), il servizio dell’amore (obbedienza): al di là delle prese di posizione ufficiali, rendiamo così disponibile, nell’ambiente vitale nel quale si svolge l’esistenza di tutti, un modello alternativo.
I laici. Entrano sempre più a far parte delle nostre Famiglie religiose: siamo consapevoli del loro apporto al carisma dei nostri Istituti. Perché i fili siano intrecciati in modo da costituire un tessuto, occorre che le nostre relazioni con i laici promuovano il passaggio dalla semplice collaborazione nelle nostre opere alla corresponsabilità nell’assunzione consapevole della loro missione di battezzati nella Chiesa. La comunione tra i carismi e le diverse vocazioni è alla base della nuova spiritualità che genera vita e speranza.
L’appello delle religioni del mondo alla profezia e alla mistica. La diversità di culture e di religioni è una ricchezza e non un ostacolo, un cammino che permette di scoprire ciò che cerchiamo in profondità, ciò che ci fa vivere perché dona senso e orientamento; invita a testimoniare la nostra fede nel rispetto delle altre fedi, a proclamare la comune convinzione in alcuni valori non negoziabili, come il riconoscimento della dignità assoluta di ogni essere umano, la libertà, la reciprocità nelle relazioni, la pace. La diversità è appello al rispetto e, insieme, alla condivisione di ciò che unisce. La coerenza nel vivere la nostra vocazione impegna a scoprire le nuove frontiere missionarie: quelle del disagio, dell’esclusione, della povertà, dell’educazione in contesti di complessità; richiede un nuovo modo di relazionarci che testimoni come realmente possibile la comunione, l’essere per gli altri fino a donare la vita. La dimensione contemplativa e mistica della nostra esistenza dispone all’accoglienza e valorizzazione della diversità. Il Dio in cui crediamo è sempre il Dio della vita. Mai un Dio-contro, ma un Dio-per la persona. Siamo convinte che le nostre comunità possono costituire degli autentici laboratori dove si elabora una cultura della vita. Più mistica è anche più comunione, più amore, più pace. Per tutti.
- Orienterebbe la nostra realtà di consacrate ad essere testimoni autentiche del Vangelo e, nello stesso tempo, ci renderebbe operatrici per costruire la “città terrena” secondo Dio. - A mio avviso in due modi: § Esprimendo sempre nella vita personale e comunitaria il Primato di Dio. § Esprimendo l’Amore di Dio con gesti d’amore verso l’uomo, qualsiasi uomo. Dio è Amore e la nuova spiritualità può nascere solo da una nuova ricarica d’Amore. - - C’è bisogno de qualche esperienze nuova concreta che funga de modello per chi ha mais coraggio e creatività. - Una spiritualità di communione, di intenso rapporto con Dios, adoranti la sua presenze. - Si trata soprattutto della nascità di una consapevolezza seria e matura di questa nuova spiritualità. A tutti si deve chiedere il coraggio di farsi carico di ciò cui i nuovi tempi ci stanno chiamando. Importante è vedere in questa nuova mulata situazione la possibilità da costruire nel rispetto degli altri la sensibilità e opinioni, la propia felicità e libertà. Bisogna aprirsi al mondo e di affrontalo. Con la nostra vita, dobbiamo testimoniare che per cambiare le strutture, è necessario cambiare il cuore. - I fili sono legati tra di loro e danno indicazioni per la costruzione di una nuova spiritualità: . una spiritualità che parte della vita, che è spechio per il cammino quotidiano, e che incoraggia a non desistere. . che ilumina la dimensione della donna nel suo protagonismo, con un linguaggio proprio e una percezione femmenile .le ingiustizie che si contrappongono al progetto di vita del Regno di Dio e alla necessità di una spiritualità che trasformi. .che reggiunge i laici nel loro disimpegnocon una spiritualità che dia dinamicità alla vita .che alimenta la dimensione dello zelo e della cura della terra come spazio sacro e di vita per una nuova coscienza ecologica .che sostiene le religiose che cercano di rispondere alle ansie della umanità per una vita mistica che dà senso all’esistenza. - Per “intessere” i cinque fili si richiede, innanzi tutto, un costante esercizio di discernimento comunitario per riconoscerli come “segni dei tempi” sfide che ci provocano a ripensare e “rigenerare” forme e esperienze di vita religiosa, perché sia “grembo”, oggi, di una “nuova” spiritualità Ma la “nuova spiritualità” deve essere, oggi come e più di ieri, profondamente radicata in Gesù (la vite e i tralci …), animata dallo Spirito, orientata dall’ascolto della Parola; allora saremo in grado di tessere i fili: anche grazie all’impegno concreto delle donne consacrate, “in rete”, l’ingiustizia sarà più efficacemente denunciata e ci saranno molti a lottare con noi, secondo il Vangelo, per la giustizia e la pace, per la salvaguardia del creato. La partecipazione e il maggior coinvolgimento dei laici nell’esperienza carismatica delle nostre Congregazioni favorirà una fedeltà dinamica ai carismi di fondazione, in un mondo sempre più pluriculturale e plurireligioso, e la nascita di “famiglia carismatica allargata”, profezia della perenne “novità” dello Spirito, frutto di quella “mistica” che è lotta spirituale, ricerca condivisa, ascolto di Dio e della storia, denuncia, contemplazione, accoglienza e reciprocità, unità nella diversità. - Il lavoro di “tessitura” mi pare che riguardi soprattutto la qualità delle relazioni a cui educarci: relazione di ascolto, collaborazione, scambio, confronto, aiuto reciproco. E ciò nell’esercizio del discernimento evangelico, nella preghiera-contemplazione che aprono lo spazio all’azione dello Spirito e generano una spiritualità incarnata. - Solo se è fatta salva la verità della relazione divina, da cui la VC attinge grazia e vigore per non lasciarsi frantumare dalle mille proposte e dagli innumerevoli appelli dell’uomo del nostro tempo, può, a mio avviso, far nascere la spiritualità delle relazioni che generano speranza. - Nella misura in cui vi sia un reale impegno di condivisione da parte di tutte le vocazioni e le Congregazioni religiose; si evitino dicotomie e unilateralità; si dia il primato alla dignità della persona e alla docilità allo Spirito che indica il cammino dell’essenzialità in un tempo di svolte di cambiamenti. Alla condizione che si resti radicate nella storia lasciandosi interpellare e cambiare; si viva il coraggio profetico ispirato dal Vangelo e dalla visione contemplativa della realtà. - La nuova spiritualità dovrà essere un’espressione della spiritualità di comunione proposta all’inizio di Millennio da Giovanni Paolo II. In quanto consacrate, ci sentiamo particolarmente interpellate a testimoniarla secondo il colore della nostra specifica vocazione nella Chiesa. Siamo consapevoli che occorre creare le condizioni per tesserla pazientemente con i fili che la costituiscono. I fili individuati dal comitato Esecutivo UISG appaiono fondamentali per l’esito che si vuole conseguire. Le donne. Questa prima area impegna al riconoscimento effettivo della dignità di ogni donna e alla sua promozione, allo sviluppo delle relazioni di reciprocità tra uomo e donna come paradigma per altre relazioni personali o di gruppo in contesti segnati dalla diversità. Richiede di denunciare le situazioni di sfruttamento, di abuso e sopraffazione, di accompagnare nel cammino per il riscatto dalle povertà che affliggono in modo particolare le donne. La nostra testimonianza di donne che vivono la loro vocazione all’amore nel rapporto vivificante con il Signore Gesù, nelle relazioni di reciproca valorizzazione tra sorelle, nell’impegno di promuovere ed evangelizzare la vita umana, rende credibile l’impegno per la vita, specialmente la più indifesa e minacciata. Donne accanto ad altre donne per generare vita e speranza.
L’ingiustizia nelle sue varie forme crea spesso in noi sconcerto, senso di frustrazione per l’impossibilità a sradicarla. Non abbiamo pretese di risolvere situazioni strutturali, ma sappiamo che insieme possiamo osare di percorrere vie alternative che costruiscono gradualmente un tessuto sociale e culturale diverso. Gli sforzi in questa direzione sono inderogabili. La profezia alla quale è chiamata la vita consacrata deve vederci in prima linea quali sentinelle capaci di scorgere nella realtà le numerose situazioni di ingiustizia che affliggono milioni di uomini e donne, le sfide che ci interpellano e, insieme, i virgulti di vita già presenti che esigono di essere riconosciuti e potenziati. La maggiore consapevolezza dei nostri Istituti circa la chiamata missionaria a promuovere condizioni dignitose di vita per tutti deve potersi tradurre in segno concreto per la convergenza verso questo comune obiettivo, ciascuno col colore della sua spiritualità. Non solo le grandi opzioni per i poveri, ma anche le piccole scelte della quotidianità avvicinano l’obiettivo o lo rendono più remoto.
La terra e la sua sacralità è un altro impegnativo fronte che non può lasciarci indifferenti. La terra appartiene a tutti e non ci è lecito accaparrarne le risorse sottraendole al beneficio comune di tutti i figli e figlie di Dio. Educarci ed educare al consumo critico è uno degli aspetti che possiamo sviluppare nell’era della mondializzazione, dove la rete dell’interdipendenza di popoli e nazioni deve poter rendere accessibili a tutti le risorse del pianeta. L’ecologia è un autentico segno della solidarietà umana, quando è fondata su solidi valori etici. Crediamo che l’impegno per uno sviluppo sostenibile debba avere a fondamento l’ecologia umana. Di qui lo stile di vita, la cura per la famiglia, la promozione e protezione del lavoro, la lotta contro la povertà, lo sviluppo dell’educazione e dei servizi sanitari, la solidarietà tra nazioni al servizio di uno sviluppo umano integrale. La professione dei voti religiosi ci rende, come persone consacrate, particolarmente affidabili da questo punto di vista. A condizione che il nostro stile di vita testimoni la trasparenza dell’amore (castità), la gratuità dell’amore (povertà), il servizio dell’amore (obbedienza): al di là delle prese di posizione ufficiali, rendiamo così disponibile, nell’ambiente vitale nel quale si svolge l’esistenza di tutti, un modello alternativo.
I laici. Entrano sempre più a far parte delle nostre Famiglie religiose: siamo consapevoli del loro apporto al carisma dei nostri Istituti. Perché i fili siano intrecciati in modo da costituire un tessuto, occorre che le nostre relazioni con i laici promuovano il passaggio dalla semplice collaborazione nelle nostre opere alla corresponsabilità nell’assunzione consapevole della loro missione di battezzati nella Chiesa. La comunione tra i carismi e le diverse vocazioni è alla base della nuova spiritualità che genera vita e speranza.
L’appello delle religioni del mondo alla profezia e alla mistica. La diversità di culture e di religioni è una ricchezza e non un ostacolo, un cammino che permette di scoprire ciò che cerchiamo in profondità, ciò che ci fa vivere perché dona senso e orientamento; invita a testimoniare la nostra fede nel rispetto delle altre fedi, a proclamare la comune convinzione in alcuni valori non negoziabili, come il riconoscimento della dignità assoluta di ogni essere umano, la libertà, la reciprocità nelle relazioni, la pace. La diversità è appello al rispetto e, insieme, alla condivisione di ciò che unisce. La coerenza nel vivere la nostra vocazione impegna a scoprire le nuove frontiere missionarie: quelle del disagio, dell’esclusione, della povertà, dell’educazione in contesti di complessità; richiede un nuovo modo di relazionarci che testimoni come realmente possibile la comunione, l’essere per gli altri fino a donare la vita. La dimensione contemplativa e mistica della nostra esistenza dispone all’accoglienza e valorizzazione della diversità. Il Dio in cui crediamo è sempre il Dio della vita. Mai un Dio-contro, ma un Dio-per la persona. Siamo convinte che le nostre comunità possono costituire degli autentici laboratori dove si elabora una cultura della vita. Più mistica è anche più comunione, più amore, più pace. Per tutti.
o Come questa spiritualità genererà speranza e vita per l’umanità?
- La comunione intesa ad imagine di quella trinitaria, dove l’amore fonde le Tre Divine Persone, pur nella distinzione delle individualità personali del Padre, del Figlio e dello Spirito, è l’unica speranza di vita e di convivenza per questo mondo che soffre la paura del diverso e si difende “attaccando”. La spiritualità di comunione è antica e pur sempre nuova perché ogni generazione è chiamata a confrontarsi con le proprie opportunità e le minacce ricorrenti e, con i fili che l’oggi le offre, è chiamata a tessere autentici percorsi di speranza, cioè a rivestire la terra con l’abito nuziale della carità. - Questa spiritualità genera la speranza perchè la persona consapevole di essere creatura crea rapporti di dipendenza e di collaborazione con Dio, il suo creatore. La virtù della speranza fa si che la persona potenzi al massimo i doni di natura e di grazia per raggiungere Dio il bene supremo e sicurezza totale. La speranza apre il nostro cuore a sperare in Dio che veglia su di noi e che la sua grazia non ci mancherà mai, se desideriamo fare il bene. Tale esperienza mette nell’anima della persona un’ atmosfera di pace e serenità. Charles Peguy scrive: “La speranza è la sorgente della vita, è il germe di ogni nascita spirituale. È lei che fa sgorgare e zampillare la grazia... poiché è piccola si crede che abbia bisogno delle altre virtù, per caminare: invece sono le altre di aver bisogno di lei”. - Dimostrando con la vita che il nostro Dio è il Dio della vita, del domani, di un positivo futuro dell’uomo. - E vero che la sorgente della speranza è Gesù Risorto e vivo, ma credo che saremo capaci di generare speranza nelle universe in cui il nostro volto irradierà gioie e serenità. L’umanità ha bisogno di vederci serene e contente delle nostre vocazione. - Solo una vita enteramente spirituale può dare speranza ed aiture a vivere nella pace. - La speranza è un desiderio, che si declina al futuro. Speranza è la sorgente della vita, è il germe di ogni nascita spiritualle, La speranza ci invita a contemplare Dio, e a considerare il mondo con gli occhi nuovi, ci aiuta a ritrovare Dio, che è amore. Dobbiamo rinnovare in noi la certezza che solo il Signore crocifisso e glorioso è unica speranza dell’uomo. - Attraverso la nostra testimonianza di fede e di speranza, fondata sulla fedeltà di Dio e sulla esperienza delle meraviglie che Lui ha operato e opera in noi. Attraverso una mentalità più universale improntata ai valori evangelici, sull’esempio di san Francesco, fratello universale. - - - Una spiritualità che trasforma è vincolata all’impegno con la giustizia, la pace, la riconciliazione. Esso motiva, sostenta, orienta le azioni e le scelte. Potenzia e rafforza la tstimonianza, la condivisione, l’azione profetica, audace. Una mistica radicata nella Parola di Dio che sostiene il coraggio per rispondere alle sfide di oggi. Aiuta a scopire che è nella frammentarietà e nella fragilità assunte come “possibilità di della manifestazione dello Spirito” che il nuovo può germinare e generare vita. - Una spiritualità autentica si traduce in segni, testimonianza visibile, nell’umile fedeltà quotidiana, nell’attenzione del cuore rivolta alle persone, alle situazioni di carenza di speranza. - Tale spiritualità genererà speranza e vita per l’umanità, se il volto delle comunità religiose sarà quello di un laboratorio permanente di relazioni di fede che, assumendo quotidianamente le fragili ricchezze dei suoi membri (diversi per età, formazione, cultura…), le trasforma in pagine nuove di annuncio profetico dell’amore vicendevole vissuto “secondo Dio”. - Penso che la stessa idea del tessere indichi il percorso per generare vita e speranza. Si tratta di un continuo intreccio di fili costituiti dai colori della diversità umana. Una diversità che assumiamo come ambiente in cui attualizzare la nostra vocazione. La nuova spiritualità è allora quella del pellegrino, del viandante che si fa compagno/a di cammino di ogni uomo e donna; che offre e riceve, impara e insegna, si confronta e si costruisce con i diversi colori e tipi di filo; impara a riconoscere il suo volto vedendolo riflesso in quello degli altri. È una spiritualità eucaristica perché fondata sulla presenza di Gesù, divenuto per noi pane di vita, speranza di una comunione possibile perché radicata nell’amore e nel perdono di cui Lui stesso ci ha dato testimonianza. È una spiritualità del continuo ricominciare, come base della crescita in una comunione ogni volta da ricostruire ad un livello più profondo. La testimonianza di Famiglie religiose unite e convergenti per conseguire il bene integrale delle persone è il dono più grande che possiamo offrire alla famiglia umana, desiderosa di comunione, ma profondamente divisa, dove coesistono nobili aspirazioni ed eclatanti esclusioni dal banchetto della vita per tanti uomini e donne. - - - - - - Penso che la stessa idea del tessere indichi il percorso per generare vita e speranza. Si tratta di un continuo intreccio di fili costituiti dai colori della diversità umana. Una diversità che assumiamo come ambiente in cui attualizzare la nostra vocazione. La nuova spiritualità è allora quella del pellegrino, del viandante che si fa compagno/a di cammino di ogni uomo e donna; che offre e riceve, impara e insegna, si confronta e si costruisce con i diversi colori e tipi di filo; impara a riconoscere il suo volto vedendolo riflesso in quello degli altri. È una spiritualità eucaristica perché fondata sulla presenza di Gesù, divenuto per noi pane di vita, speranza di una comunione possibile perché radicata nell’amore e nel perdono di cui Lui stesso ci ha dato testimonianza. È una spiritualità del continuo ricominciare, come base della crescita in una comunione ogni volta da ricostruire ad un livello più profondo. La testimonianza di Famiglie religiose unite e convergenti per conseguire il bene integrale delle persone è il dono più grande che possiamo offrire alla famiglia umana, desiderosa di comunione, ma profondamente divisa, dove coesistono nobili aspirazioni ed eclatanti esclusioni dal banchetto della vita per tanti uomini e donne.
- Se questa spiritualità diviene significativa e visibile nel contesto sociale, testimoniando la certezza della presenza del Dio fedele in mezzo al suo popolo. Se si trasforma in testimonianza di comunione, in quanto la comunione genera vita ed è fonte di novità. Se manifesta l’attitudine del servizio samaritano verso i poveri e gli emarginati, continuamente alimentato con l’acqua viva della contemplazione. Allora sarà una spiritualità del dialogo e del servizio evangelico, al di là delle appartenenze; una spiritualità del pellegrino, attenta ai segni di Dio nel quotidiano, meno appoggiata sulle forme organizzative, più libera per poter accogliere la voce dello Spirito, aperta alla reciprocità del dare e del ricevere, alla comunione delle diversità con l’assunzione gioiosa dello spogliamento personale ed istituzionale che ne deriva, nella logica del Mistero pasquale che genera vita attraverso la morte.
- La spiritualità genererà speranza e vita per l’umanità se ci saranno “luoghi di vita condivisa e donata” che come locande, pozzi, fontane del villaggio … “attireranno” e “ospiteranno” donne e uomini di oggi “tentati” continuamente dalla “disperazione” e dalla solitudine; luoghi in cui “imparare” insieme ad accogliersi, a mettersi in relazione, ad amarsi come sorelle e fratelli, “profezia” della famiglia di Dio: di qui la “cura” della tessitura della “trama” delle nostre comunità religiose perché siano davvero “schola amoris” (“case e scuole di comunione”), quella “scuola ove si impara ad amare Dio, ad amare i fratelli e le sorelle con cui si vive, ad amare l'umanità bisognosa della misericordia di Dio e della solidarietà fraterna (in “La vita fraterna in comune”, n. 25). Ed è sempre e soltanto una “spiritualità incarnata” - vissuta nella quotidianità da donne “spirituali” e, dunque, capaci di ascoltare, comunicare e dialogare con tutti, di “intercedere” per i piccoli e i poveri, di porre, con creatività e audacia, segni e gesti di servizio e di cura, di offrire la testimonianza della gioia “indicibile” e “contagiosa” della consacrazione … - che può generare vita e speranza
Del Convegno Ecclesiale Nazionale che la Chiesa italiana ha celebrato a Verona nell’ottobre scorso, stralcio il passo di una relazione riferito alle donne: “ … il percorso delle donne oggi è un gran segno di Speranza; esse possono dare un contributo importante alla cultura della Speranza. Lo possono fare per le esperienze che vivono nell’affettività, nelle relazioni, nella sensibilità, nella dimensione della maternità, del dono e per la chiamata alla conversione che rivolgono all’universo maschile. La società, la politica e la Chiesa sono più povere se non sono in grado o se si oppongono alla piena valorizzazione delle donne, quel “genio femminile” - per dirla con Giovanni Paolo II° - che opera nella società e nella Chiesa, nella dimensione di una quotidianità orientata al futuro, capace di inventare nuovi gesti e di far rivivere quelli che già conosciamo” (dalla relazione di S. Pezzotta).
o Quale brano biblico, secondo te, illumina questa nuova spiritualità?
- Rm 12,4-6 : siamo un solo corpo con doni diversi. - I Cor 12,12-27 : il paragone del corpo. - Gv 17 : la preghiera di Gesù per l’unità. - Is 52,7-10 : “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi” - Mt 23,8-9 : “Voi siete tutti fratelli... uno solo è il vostro Padre”. - Rm 5,5; 8,24; 12,12-13 - Ef 1,18-19 - Eb 10,2-3 - « Ecco, faccio nuove tutte le cose » Is 43,19 - « Io sono la vite, voi itralci » Gv 15,5 (+) - Romani 5,5 1 Pietro 3,15 - - Matteo 28 ,16 Gesù invia i suoi discepoli nel mondo . - « Guardate gli uccelli dell’aria, non filano… - Solo in Dio riposa l’anima mia, da lui la mia speranza (Sal 62,6) - Egli ebbe speranza contro ogni speranza, e cosi divenne padre di molti popoli (Rom 4,18) - Isaia 43, 19 e sg.; Luca 24, 13-35; Matteo 19, 20-26 Ezechiele 37, 12b-14 - La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rom 5,5) - Gesú Cristo nostra speranza (I Tm 1,1) - Se poi non abbbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini (I Cor 15,19) - La spiritualità della vita si radica nella storia di Dio che si avvicina: “Io vidi il clamore del mio popolo, vidi la sua miseria, mi commossi, scesi... Esodo 3,7-8, al punto di farsi carne “E il verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi e noi vedemmo la sua verità...Gv 1,14 - I RE 19,7-8 resistenza e mistica - I Gv 1,5-7 camminare nella luce - Luc 13,20-21 coltivare le utopie - Nm 18,19 alleanza profetica che genera vita - Mt 11,2-4 profondità di quelloche vediamo - Mi sembrano “illuminanti” i brani già indicati: La vite e i tralci (Gv 15) e “Ecco, faccio una cosa nuova” (Is 43, 19). Ma perché non scegliere anche e non solo un brano con una figura di donna? Ester, per esempio, per i tratti di una femminilità “bella” e “fragile” che si “mette a servizio” della causa del suo popolo, che dalla preghiera trae forza per affrontare il “potere” anche a rischio della vita … E persino un testo apparentemente “casalingo” e “datato” come la “donna perfetta” dei Proverbi (Pr 31, 10 31) mi sembra possa diventare attraente e illuminante se riletto e interpretato con la “genialità” di “una” suor Dolores (Congresso mondiale della vita consacrata)… Perché non provarci? - Testo biblico illuminante: Rm 8,31-39 “nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore”. - A mio avviso il brano biblico che illumina questa nuova spiritualità è quello di Atti 18, 1-4 (Paolo, “fabbricatore di tende”) a cui si aggiunge At 20, 33-35 e 1 Cor 4, 8-12. - Brani biblici: la Pentecoste (At. 1,14; 2, 1-15) e Maria a Cana (Gv 2,1-11). - Proporrei il brano evangelico della vite e dei tralci (Gv 15, 5). - Una spiritualità fondata sull’Amore genera sempre la vita, perché la vita è il frutto dell’Amore. Una spiritualità fondata sull’Amore genera la speranza, che per sua natura “canta l’Amore nel tempo”. - - -
|
|||||