Riflessioni sulla vita in Polonia

 Suor Jolanta Olech, USJK

Il 1989 è l'anno in cui si sono verificati cambiamenti radicali in Polonia e in quella parte dell’Europa che era stata un Satellite dell’Unione Sovietica, che segue l’Impero Russo. Questo cambiamento, sebbene da tanto desiderato, atteso e preparato clandestinamente, ci ha colto tutti di sorpresa, poiché nessuno si aspettava che i comunisti rinunciassero al potere senza lotta e senza spargimento di sangue, in un modo quasi democratico. Il cambiamento è avvenuto, dopo 60 anni, con le prime elezioni democratiche che l’opposizione aveva negoziato con il partito al governo. Un nuovo Parlamento, con un forte gruppo di membri di Solidarnosc, segnato l’avvio del primo governo democratico. Non c’è tempo per analizzare qui tutte le motivazioni riguardanti questo enorme passaggio, tuttavia bisogna dire che è stato uno dei miracoli che opera la Provvidenza di Dio per cambiare la faccia della terra. 

Gli ultimi 15 anni sono stati, per la Polonia, anni belli, emozionanti ed anche difficili; pieni di gioia, di gratitudine, di speranza e di angoscia. Mi concentrerò su tre aspetti:  lo stato generale degli eventi; la Chiesa in una nuova realtà; la vita religiosa in una Polonia libera.


CALENDAR
INTRODUCTION

CURRENT EVENTS

CURRENT PHOTOS

NEWS

2004 PLENARY

PRESS RELEASES

1. La Polonia oggi

Oggi, la Polonia è un paese libero, democratico, membro dell’Unione Europea. La storia della sua libertà conta solo 15 anni, perciò è facile capire perché c’è tanto da lavorare in ogni settore della vita. Abbiamo un Parlamento (due Camere) eletto mediante le elezioni amministrative generali; un Governo generalmente formato da un partito vincente alleato con altri partiti, e un Presidente la cui funzione è quella di rappresentare e gestire le diverse situazioni. In questi 15 anni, le preferenze politiche sono passate da un estremo all’altro (come avviene nella maggior parte dei paesi), ossia dalla destra alla sinistra (nonostante le esperienze precedenti) e viceversa. Anche ora, dopo quattro anni di governo della sinistra, anni scossi da crisi politiche ed economiche e da altri avvenimenti, due partiti nati da Solidarnosc hanno riportato la vittoria: l’uno più liberale e l’altro interessato alle riforme sociali. Il problema principale di questi anni sembra essere stata la mancanza di fiducia della gente nei riguardi di tutti i partiti politici che si contendono il potere (generalmente solo il 50% della popolazione partecipa alle votazioni).

Il nostro paese ha sperimentato riforme radicali: riforme politiche (chiarificazione dei diversi orientamenti politici: dalla destra, passando per il centro liberale, alla sinistra post-comunista e ai partiti più o meno populistici); creazione di nuovo personale  amministrativo, libero da ogni influenza politica; politica chiara all’interno del paese e all’estero; riforme legali (adattamento della legislazione alla nuova situazione del paese, in sintonia con le norme europee); riforme municipali (che consistono nel dare più potere alle municipalità e alle regioni); riforme economiche (libero commercio, privatizzazione delle imprese, delle industrie, delle banche, ecc.., politica finanziaria, cambiamenti economici con i propri inevitabili scelte ed abusi, a volte, legate alla mafia nazionale o internazionale); riforme sociali (riguardanti servizi sanitari, educazione, pensionamento di anzianità, copertura sanitaria, assistenza sociale e l’intero sistema sociale tipico del regime comunista). Tutti questi cambiamenti sono avvenuti simultaneamente nel paese ormai distrutto da 50 anni di amministrazione di predatori.

I risultati evidenti della suddetta situazione sono stati: la frattura della struttura sociale, caratterizzata da ricchezza ostentata e aree di povertà; la rapida ascesa delle classi ricche e la caduta della classe media; l’alta percentuale (circa il 45%) della popolazione che vive al di sotto della media nazionale; la grande disoccupazione che raggiunge il 20%; i fattori del capitalismo selvaggio (come lo sfruttamento dei lavoratori, stipendi bassi, mercato nero); emigrazione economica ed altro.

Un altro effetto di questa nuova situazione è la crisi della famiglia causata dal desiderio di procurarsi i mezzi di prima necessità della vita, dal calo di natalità che crea problemi demografici e dal senso di frustrazione generato dall’esperienza di tutti questi cambiamenti.

Alcuni fenomeni difficili e negativi sul piano politico e sociale hanno creato un senso di malcontento nella nostra società. Credevamo che con la caduta del comunismo la nostra vita sarebbe diventata automaticamente migliore, più sicura e più ricca. Per molti, tuttavia, la realtà è diventata più dura. Ecco perché ci sono nostalgici del passato povero, che sembrava assicurare una certa stabilità.

Oggi, più di prima notiamo che il sistema comunista, basato sulla menzogna, ha ferito numerosi membri della nostra società, creando un divario tra lo stato e i suoi cittadini, divario causato dalla mancanza di fiducia nel governo, suscitando anche nella gente un atteggiamento di rivendicazione dei propri bisogni, con l’unico scopo di cercare di sopravvivere. Per guarire queste ferite profonde e riuscire a rappacificarsi col proprio passato, si richiede un impegno continuo. Spesso è difficile ricordare agli altri di prendere le proprie responsabilità per il bene comune, di dare prova di solidarietà e lottare per il bene altrui. Oltre a tali ferite, causate da un sistema menzognero, la gente è stata toccata da un processo di secolarizzazione, tipico dell’Europa, e dallo stile di vita proposto dai media. Sono i giovani a diventare le principali vittime di tutto questo.

Ci imbattiamo in molti problemi di natura politica, economica e sociale. E’ impossibile rievocarli tutti. I punti più importanti sembrano essere:

·      l’urgente bisogno di stabilità politica, di creare un programma a lunga scadenza, con l’aiuto di una persona fidata, (questo non può essere offerto da governi che cambiano continuamente);

·      migliorare l’economia del paese, cosa che contribuirebbe a sviluppare un atteggiamento fiducioso verso i cambiamenti; diminuzione di disoccupazione, sicurezza economica per i poveri, specialmente per le famiglie numerose;

·      prestare speciale attenzione all’educazione di bambini e di giovani, allo scopo di offrire loro uguali opportunità nella vita;

·      lavorare per abituarsi al cambiamento e per stimolare nella gente il senso di responsabilità nei confronti del loro paese.

Il fatto di conquistare la libertà diventa gradualmente credibile e stimola ad agire in modo più dinamico, specialmente nel caso della generazione più giovane. Il paese cambia in meglio con rapidità in tutte le dimensioni: buona volontà nell’acquisire una educazione migliore, spirito di iniziativa, desiderio di costruire una vita più dignitosa e creativa per sé e per la propria famiglia, interesse e apertura al mondo circostante. Tutti questi aspetti e molte altre scelte fanno ben sperare per il futuro.

L’entrata nell’Unione Europea non ha ancora operato cambiamenti essenziali, tuttavia, fa sperare in una certa stabilità e pace in questa regione.

2. La Chiesa polacca

Sotto il regime comunista, la Chiesa ha continuato ad essere per tutti una istituzione molto importante nella società e a meritare rispetto. Tuttavia, è stata continuamente contrastata. Il periodo più difficile è durato fino all’anno 1956, quando il partito al potere cercava di sradicare la fede e di sopprimere la Chiesa. La saggezza del Cardinale Stephan Wyszynski e il comportamento della Nazione hanno riportato vittoria nella spietata lotta. Gli anni successivi, sono stati, forse, meno drammatici, ma altrettanto duri.

 

Le autorità hanno cambiato la loro tattica di lotta, ma non hanno rinunciato al loro traguardo principale. Se non era possibile distruggere la Chiesa, era necessario indebolirla, screditare il suo popolo in modo da far perdere alla Nazione la fiducia e persino la fede. La perdita graduale del potere da parte del governo era accompagnata  dalla crescita di libertà utilizzata dalla Chiesa per il lavoro pastorale e per aiutare la gente. I 50 anni di governo comunista sono stati caratterizzati da costante vigilanza. Si viveva in una roccaforte assediata.

Nonostante la situazione difficile, la Polonia è rimasta un paese cristiano[i] . L’esperienza del comunismo le ha fatto prendere più coscienza della sua identità. Anche Giovanni Paolo II ha avuto in questo un ruolo importante. Egli è stato e speriamo rimarrà un grande dono, un ispiratore e un aiuto per la Chiesa polacca, sia al tempo del regime comunista che nel periodo di transizione.

La riconquista della libertà è divenuta per la Chiesa della Polonia un’occasione importante ed una sfida. Occasione in quanto ormai può vivere e seguire i suoi obiettivi senza essere condizionata dalle ingiuste leggi e senza interferenza da parte delle autorità. A questo punto, voglio menzionare alcuni dei cambiamenti avvenuti:

·      Sono stati ristabiliti i rapporti legali tra Chiesa-Stato, basati sull’autonomia e sulla reale separazione, così come i rapporti tra Stato-Vaticano: ristabilimento della Nunziatura, rinuncia ai privilegi speciali del Primate, comunicazione diretta. Questo ha dato all’intera Chiesa e alle comunità sicurezza legale e possibilità di agire in sintonia con i loro ministeri e carismi. Non si vive più in condizioni di straordinarietà. La vita normale è ritornata con tutto il suo peso.

·      Le diocesi sono state riorganizzate e rese più piccole per facilitare l’opera pastorale. Sono state erette nuove grandi città. La Conferenza dei Vescovi ha riveduto i suoi statuti alla luce delle Norme della Chiesa Universale. E’ stato creato un Ordinariato Militare per poter arrivare a tutti i gruppi di persone fino a quel momento irraggiungibili: soldati, forza di polizia, militari con divisa, guardiani di carceri, ecc..

·      E’ stato possibile migliorare l’opera parrocchiale, grazie anche a un maggior numero di vocazioni sacerdotali, creare nuove parrocchie, costruire nuove chiese, “lasciare la sacrestia” e incoraggiare l’impegno dei laici nel creare nuovi organismi, movimenti, associazioni (proibiti sotto il regime comunista), organizzare attività caritative a tutti i livelli (la Caritas è ritornata ad essere un’organizzazione della Chiesa, responsabile di opere di carità nel paese e coinvolta nell’aiutare le vittime di disastri).

·      La Religione è stata rimessa come materia di insegnamento nelle scuole elementari e secondarie, conformemente alla Costituzione che garantisce  la libertà del cittadino di confessare la propria fede. E’ divenuto possibile anche preparare più catechisti, compresi i catechisti laici, ed offrire loro una preparazione migliore. Sono stati realizzati molti cambiamenti nell’opera pastorale parrocchiale e nel lavoro pastorale tra i bambini e i giovani.

·      La Chiesa ha avuto la possibilità di essere più attiva nel campo accademico e scientifico, specialmente per ciò che concerne la vita della Chiesa. E’ stata istituita la seconda Università Cattolica, sono stati aperti collegi e istituti superiori; facoltà di teologia sono state annesse ad alcune università di grandi città. Queste scuole preparano gli insegnanti a tutti i livelli, compresi catechisti e laici. Sono stati istituiti nuovi Centri di pubblicazione che hanno reso possibile la diffusione di testi di teologia e di spiritualità (non disponibili e limitati al tempo del regime comunista).

·      Durante questi 15 anni, la presenza della scuola cattolica si è sviluppata dalla materna alle università ; sono stati creati nuovi centri di rinnovamento spirituale e di formazione cristiana. Le istituzioni caritative sono state riorganizzate per rispondere alle varie necessità, materiali e spirituali, come l’educazione, la ricerca di impieghi, l’aiuto agli emarginati. Gli ordini religiosi danno un grande contributo a tutte le opere caritative.

 E’ impossibile menzionare tutto. Gli anni passati sono stati molto fruttuosi, laboriosi e bene utilizzati.

Le possibilità date alla Chiesa  in questa nuova situazione si accompagnano alle sfide. Noi cerchiamo di affrontarle, ben sapendo che dobbiamo assumerle per il presente e per il futuro.

Ne riporto alcune:

  • Dovremmo essere capaci di non cedere alla tentazione del trionfalismo e di non entrare negli ambienti della politica (soprattutto perché diversi gruppi hanno cercato di servirsi dell’autorità della Chiesa), di non rimanere nelle nostre roccaforti né di lasciare che le cose seguano il loro corso. E’ importante mantenere nella società un atteggiamento corretto, stando dalla parte di Dio e della gente e non dalla parte della politica. La Chiesa deve rimanere la Madre di tutti, dialogare con tutti ed essere con la Nazione, come ha fatto attraverso i secoli. Non è stato mai facile agire in questo modo, ma stiamo acquisendo più esperienza.
  • In questa trasformazione multidimensionale vissuta dal paese, è stato necessario anche, come ho detto prima,  che la Chiesa fosse la coscienza e la custode dei valori per il bene del Paese e dei suoi cittadini, specialmente dei più poveri, e non solo di determinati gruppi.
  • E’ vitale riflettere continuamente sul lavoro pastorale, in una realtà nuova, a livello parrocchiale e diocesano, al fine di arrivare a più persone e provocare un cambiamento di mentalità. Sebbene ci sia un’alta percentuale di cattolici praticanti, tuttavia il processo di secolarizzazione è in aumento in tutto il mondo. La vita quotidiana dei cristiani e le loro opinioni su varie questioni non sempre sono in sintonia con la fede (etica sessuale, stabilità del matrimonio, difesa della vita…). La dimensione della coscienza religiosa spesso è messa in questione. Si va sviluppando ogni tipo di sette.
  • In una situazione comunitaria ed economica così difficile, è indispensabile difendere coloro che non hanno voce, coloro che sono poveri e sono privati dei benefici dei tempi attuali, ed offrire loro un aiuto concreto, oltre alle parole di incoraggiamento e alle preghiere.
  • Durante il regime comunista veniva falsificata la storia, specialmente quella contemporanea. Oggi, possiamo e vogliamo tornare al passato. E’ un processo difficile e penoso. Vogliamo vivere in un mondo più aperto e amico, però è necessario, regolare i conti con i demoni del passato, purificare la nostra memoria storica, non aver paura di parlare, calcolare con onestà le perdite e gli errori, perdonare e arrivare alla riconciliazione, sia all’interno del Paese (venire a patti col comunismo, con la riabilitazione delle vittime del nazismo e del comunismo, col problema degli ebrei) che all’esterno con i paesi vicini (Germania, Russia, Ucraina, Lituania). La Chiesa cerca di avere un ruolo importante in questo campo. A questo punto voglio ricordare due eventi significativi: la riconciliazione con la Chiesa ucraina greco-cattolica, nel giugno 2005, e la Dichiarazione dei Vescovi polacchi e tedeschi nel 40° anniversario della lettera inviata dai Vescovi polacchi ai Vescovi tedeschi:

     ‘Noi vi  perdoniamo e vi chiediamo perdono’.

3. La Vita Consacrata

Le persone consacrate hanno condiviso la vita dell’intera Chiesa. Durante tutto il tempo del regime comunista, essa ha dovuto lottare per evitare di essere liquidata e cercare nello stesso tempo di aiutare le persone secondo il loro proprio carisma. Ciò esigeva una vigilanza costante, lotta per l’unità e la solidarietà (qualsiasi spaccatura poteva essere utilizzata dai servizi segreti per infiltrarsi nella comunità), flessibilità (capacità di intraprendere nuove attività quando le precedenti erano proibite), prontezza a soffrire persecuzione pur di conservare la fede e restare fedeli, e dare anche prova di abilità. Ad esempio, dopo che tutte le istituzioni gestite dalle comunità religiose sono state chiuse negli anni 1960 e il parlamento ha passato una legge che permetteva a ciascun cittadino di occuparsi di cinque bambini senza legami di parentela (c’era carenza di scuole materne), le religiose hanno organizzato immediatamente luoghi di accoglienza di questo tipo per bambini. E’ da questi ambienti di accoglienza  che si sono sviluppate le scuole materne di oggi.

Devo dire, tuttavia, che, in confronto a quella di altri paesi, la nostra vita in Polonia era piuttosto normale, specialmente a partire dagli anni 1970. Avevamo la possibilità di accogliere e di educare i giovani. Potevamo fare opera pastorale rispettando certi limiti, ma generalmente in base al nostro carisma. Potevamo anche contattare persone provenienti da altri paesi per uno scambio di idee con la Chiesa universale e con il mondo.

Durante gli ultimi quindici anni, la vita consacrata in Polonia ha condiviso tutti i problemi e le attività della Chiesa menzionati prima. La sua preoccupazione è stata quella di ritornare ai carismi di origine e di entrare negli ambenti di vita fino allora inaccessibili.

Oggi siamo circa 25.000 religiose (ripartite in 2570 comunità) e 13.000 religiosi appartenenti a oltre 250 diversi istituti di vita consacrata. La maggior parte di questi istituti esistono in Polonia da diversi secoli o da decine di anni. Negli ultimi 20 anni sono nate nuove comunità (più di 50 di religiose e oltre una dozzina di religiosi) e molti movimenti religiosi legati alla vita consacrata. Esistono  quattro Conferenze di Superiori/e Maggiori: la Conferenza degli istituti religiosi femminili, quella delle Claustrali di vita contemplativa, la Conferenza degli istituti laici e la Conferenza delle congregazioni religiose maschili. Le Conferenze lavorano insieme. Ogni tre anni organizzano un simposio per discutere i problemi attuali. Nel 2006, il tema principale verterà sul 40° anniversario del rinnovamento. Sono nate anche nuove forme di vita consacrata, come gli eremiti e le vergini consacrate.

Tra gli istituti, cento sono membri attivi della Conferenza delle Superiore Maggiori. Le Assemblee Generali hanno luogo due volte all’anno. Si occupano soprattutto della formazione e riflettono sui problemi attuali della vita consacrata e della Chiesa. Il Consiglio Esecutivo comprende otto membri che rappresentano diversi carismi, un segretariato permanente (costituito da tre suore: una segretaria generale, una segretaria aggiunta e una giurista) e da nove commissioni. [ii]

 La Conferenza lavora in stretta collaborazione con i responsabili diocesani che si interessano della vita religiosa. Partecipa al lavoro del nostro Consiglio anche una rappresentante della Conferenza delle Superiore Maggiori delle monache di clausura. Esiste da oltre 30 anni una forma di collaborazione permanente tra gli istituti religiosi. Abbiamo un corso di formazione annuale per le nuove Superiore che dura una settimana; un incontro di formazione annuale per le maestre di diversi livelli di formazione; incontri annuali (formativi e professionali) di vari gruppi di suore, organizzati da commissioni (compresa l’amministrativa) e a Varsavia corsi di formazione per le giovani suore di varie congregazioni. Negli ultimi venti anni, in collaborazione con gli istituti religiosi maschili, sono stati organizzati corsi biennali per responsabili di formazione. Essendo ormai facilitato l’accesso alle università, questa collaborazione sta per terminare. Noi pensiamo, perciò, di organizzare incontri di formazione permanente per gruppi di religiose della cosiddetta “seconda e terza età”.

Come ho già detto, la vita consacrata in Polonia, con entusiasmo e creatività, (e spero, con competenza), si è avvalsa dell’atmosfera favorevole per assumere le sfide che dovevano essere affrontate dalla Chiesa intera. Per noi, persone consacrate, la più grande sfida era di ritornare ai nostri carismi. Abbiamo dovuto abbandonare molte delle nostre attività che, sotto il regime comunista, dovevano essere più o meno uguali per tutti gli istituti religiosi. Senza badare alle spese, abbiamo dovuto ricostruire le nostre istituzioni per assicurare la nostra presenza nella società, preparare la gente e ritornare alle nostre tradizioni e, nello stesso tempo, prendere in considerazione anche i bisogni del momento e le richieste altrui. Questo processo non è ancora terminato. Esso comporta una collaborazione crescente con i laici, non solo dal punto di vista professionale, ma condividendo con essi anche i nostri carismi e la nostra spiritualità.

Ritornando all’opera tradizionale, non dobbiamo dimenticare l’urgenza di creare nuovi modi di servire gli altri organizzando, per esempio, centri di spiritualità nei nostri istituti. Esistono anche altri tipi di servizio che non possono essere sottovalutati, come occuparsi dei bambini abbandonati, dei senza casa, di chi ha fame, dei bambini di famiglie povere e frantumate. C’è grande bisogno soprattutto di coinvolgerci di più nell’attività ecumenica (in Polonia sono poche le comunità non cristiane), di estendere le nostre relazioni fraterne ai non credenti. Inoltre, non abbiamo tempo sufficiente per fare progetti, deve essere fatto tutto ‘in movimento’. La gente, infatti, si aspetta dalle persone consacrate aiuto e azioni concrete. Ci chiediamo continuamente:

Stiamo compiendo ciò che Dio e la gente si aspettano da noi? Siamo abbastanza generosi? Ci sono per noi altri areopaghi da conquistare?

Siamo costantemente sfidate ad essere coinvolte nel rinnovamento delle nostre comunità. Certamente, i 40 anni post-Concilio Vaticano II sono stati turbolenti, come in Occidente, per quanto riguarda gli istituti polacchi. Le condizioni di vita erano diverse. La nostra preoccupazione era la sopravvivenza e non l’esplorazione e la sperimentazione. Ciò nonostante, tutte le nostre comunità hanno studiato i documenti del Vaticano II e, in seguito, i documenti della Chiesa, la revisione del Diritto Canonico, lo studio dei cambiamenti dello stile di vita, le mutue relazioni  e la formazione. Questi non sono stati cambiamenti rivoluzionari (e non ci sono nemmeno ora), ma indubbiamente esistono e ci fanno riflettere sul cammino da farsi per esprimere la nostra fedeltà creativa alla Chiesa, alla gente di oggi e al nostro carisma, Notiamo, inoltre, che i tempi attuali si aspettano che noi siamo  testimoni credibili dell’Invisibile e viviamo il Vangelo concretamente. Siamo convinte anche che, nonostante facciamo molto e si pretende che facciamo di più, la sopravvivenza delle comunità dipende dalla qualità della vita personale di ciascuna di noi a livello di fede, di speranza e carità. Ecco perché nel nostro programma di rinnovamento e in determinate forme di aiuto scambievole noi diamo molta importanza a formare la nostra mentalità e spiritualità, a coltivare la nostra relazione personale con Dio e i rapporti fraterni all’interno delle nostre comunità, al fine di raggiungere un giusto equilibrio tra le esigenze della consacrazione e dell’attività.

Una delle più grandi sfide nella nostra vita è l’appello alla formazione a tutti i livelli della vita religiosa (superiore, responsabili di formazione iniziale e permanente in tutta la sua interezza e in tutte le sue dimensioni, umana, cristiana, religiosa), in questi tempi presenti che non sempre sono facili da capire. Il problema è (come sempre), di aiutare a formare, oggi e per oggi, persone mature, profondamente radicate in Dio e nel loro carisma, capaci di assumere gli impegni e le sfide dei tempi attuali. Noi cerchiamo di collaborare tra le nostre comunità e istituti.

Quali sono gli effetti dei nostri sforzi?

 Non è facile esprimere un’opinione. Certamente, essi sono contrassegnati da gioie, sofferenze e a volte da sconfitte.

 Le Vocazioni – In Europa si pensa che la Chiesa della Polonia abbia molte vocazioni. E’ vero, ma questo si riferisce principalmente alle vocazioni sacerdotali e poi (non nella stessa misura) alle vocazioni ad istituti religiosi maschili. Per quanto concerne gli istituti religiosi femminili, abbiamo sperimentato una maggiore crescita solo alla fine del XIX secolo, nella prima metà del XX secolo e alla svolta degli anni 1970 e 1980. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le vocazioni non sono state così numerose da eguagliare il numero di religiose tornate alla casa del Padre, dopo una lunga vita. Negli ultimi anni, abbiamo registrato una diminuzione di vocazioni, specialmente nelle comunità che ne avevano avute sempre molte. Questo vale anche per la vita claustrale. E’ difficile trovarne la ragione. Ogni comunità deve semplicemente far fronte al problema.

Dopo aver ascoltato quanto è stato detto fin qui, forse vi chiederete se tutto questo non sia stato presentato in una forma troppo ottimistica. Noi condividiamo i nostri problemi e difficoltà con le religiose di tutto il mondo. Sperimentiamo anche che i tempi che viviamo sono tempi di transizione, di crisi (speriamo che questa sia una crisi di crescita…). A volte avvertiamo una certa stanchezza e mancanza di entusiasmo. Notiamo in noi stesse e nelle nostre comunità tendenze di secolarizzazione che si manifestano nell’affievolimento della fede e della speranza, nell’individualismo, nella ricerca di una vita più facile, più interessata a sé che agli altri, in uno stile di vita borghese che cerca stabilità e comodità. A volte non è facile rinunciare al successo materiale in nome della solidarietà con i bisognosi. Abbiamo paura andare verso un nuovo areopago poiché questo esigere coraggio e rischio. Ci rattristiamo della diminuzione di vocazioni e della mancanza di fedeltà, ma spesso non sappiamo come gestire le cose, specialmente a livello spirituale. A volte, non ci sentiamo apprezzate abbastanza come donne consacrate nella comunità ecclesiale. Potrei continuare l’elenco delle nostre preoccupazioni, ferite, scelte. Notiamo, tuttavia, che possiamo trovare il migliore rimedio per le nostre preoccupazioni, facendo tesoro di quanto ci è stato ricordato al Congresso Mondiale del 2004: ritrovare e amplificare nei nostri cuori (dove certamente già brilla) la passione per Gesù Cristo e per l’umanità.



[i]  Circa il 95% del popolo polacco si considera cattolico. Ci sono anche minoranze religiose, ma non molte (musulmani compresi). I gruppi più numerosi, dopo i cattolici, sono gli ortodossi e i protestanti di varie chiese (circa il 20%). Il 2% si dichiara ateo. Queste sono le ricerche sociologiche recenti. Circa il 60% dei cattolici partecipa regolarmente alla vita della Chiesa e, la domenica, alla Santa Messa. Naturalmente, questo non incide sempre sulle pratiche religiose quotidiane – come in qualsiasi parte del mondo. Fino al termine della scuola superiore, la religione viene insegnata ai bambini e ai giovani da catechisti, sacerdoti, religiosi e religiose, laici. Inoltre, si propone la formazione religiosa  e può essere approfondita nelle parrocchie locali.

Ci sono 44 diocesi in Polonia; queste includono l’Ordinariato Militare, due Diocesi greco-cattoliche e una prelatura personale dell’Opus Dei. I vescovi sono raggruppati in una Conferenza Episcopale. Abbiamo circa 23.000 sacerdoti diocesani, circa 5.000 sacerdoti religiosi e 10.000 parrocchie.

[ii] Commissioni per la vita religiosa, vocazioni, formazione, educazione, missione, opere di carità, servizi sanitari, lavoro parrocchiale e diritto amministrativo.