GRUPPO 1

46 partecipanti: 28 nazionalità, 43 congregazioni

GIUSTIZIA, PACE E SOFFERENZA DELL’UMANITA’

Vediamo che ci sono molti segni di vitalità nella Vita Consacrata oggi. Le crisi nel mondo e nella Vita Consacrata (CL) sollecitano ad una più profonda ricerca e interrogativo (Ez 37 – Ossa aride). C’è maggiore consapevolezza della GPIC (Giustizia, Pace, Integrità del Creato) come spiritualità e modo di vivere per tutte le persone consacrate (Lc 4, 16 e ss – Gesù nella Sinagoga). Questo si nota nei documenti, strutture, programmi di formazione, ministeri e attività delle congregazioni. Cerchiamo di vivere l’opzione per gli esclusi, gli emarginati con creatività, radicalità e con un senso di rispetto per la dignità di tutte le persone. C’è una maggiore apertura ad essere evangelizzati dai poveri (Lc 21, 1-4 – l’obolo della vedova).

Alcuni esempi sono stile di vita semplice, inserimento tra i poveri, opere di solidarietà, nuovi ministeri per donne e bambini, migranti e malati di HIV (Lc 10, 30 e ss – il buon Samaritano). Un altro segno è una maggiore collaborazione e intercomunicazione tra le congregazioni e con le ONG che operano a favore della GPIC, Diritti Umani e Riconciliazione (es. Giubileo 2000) per avere una più grande incidenza sulle strutture della società. La testimonianza dei martiri per la causa della giustizia ha ispirato e animato la Vita Consacrata. Questi effetti possono essere sostenuti solo dalla preghiera, spiritualità e teologia profonde, incarnate.

Notiamo che ci sono più ostacoli agli impegni e prassi GPIC. Per esempio, i nostri atteggiamenti di paura, di fatica, di impotenza, di indifferenza, di autocompiacimento e di individualismo (Fil 2, 6-11). La mancanza di concentrazione e di priorità possono portare alla mancanza di coerenza, efficacia e credibilità. Abbiamo bisogno di avere il coraggio di cambiare il bagaglio del passato (grandi istituzioni e personale ridotto), stile di vita basato sulla sicurezza e comodità, politiche di investimento acritici. Ci sono programmi di formazione intesi più a servire le Istituzioni che la causa del Regno di Dio ( Mt. 6:33: Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia….). Nelle nostre Congregazioni, si riscontra una mancanza di comprensione e di dialogo tra le diverse generazioni, gruppi culturali e mentalità. Alcuni membri della Chiesa gerarchica non sempre incoraggiano un modo più profetico di vivere la Vita Consacrata. Usano un approccio più legalista, moralistico e disciplinare (Luca 6, 1 e ss.: La persona non è fatta per il Sabato).

Tutte queste realtà ci sollecitano ad una trasformazione delle strutture riguardo gli stili di vita e i ministeri. Abbiamo bisogno di consolidare la intercomunicazione concernente la GPIC a livello locale, provinciale, congregazionale e intercongregazionale e creare tale comunicazione dove non esiste ancora. Abbiamo bisogno di strutture congregazionali più leggere e più semplici e di comunità locali accoglienti. Mentre abbiamo cercato di dare dignità e autosufficienza ai poveri, non siamo riusciti ad evangelizzare i ricchi e i potenti. C’è molto da fare nell’ambito della formazione iniziale e permanente per evitare un approccio troppo individualistico e favorire maggiormente gli sforzi e gli impegni di insieme. Vediamo la necessità di implementare l’uso dell’economia alternativa di solidarietà e giustizia come gli Investimenti socialmente responsabili e il Commercio Equo e Solidale (Gv 10, 10 – Perché abbiano la vita in abbondanza).

Convinti/e dell’urgente necessità di rendere presente una effettiva compassionevole solidarietà in tutti gli ambiti dove serviamo, proponiamo quanto segue: (Michea 6 – Agire con giustizia, amare teneramente, camminare umilmente con il proprio Dio):

- Incoraggiare nuove forme di comunità internazionali e interculturali per testimoniare la fraternità universale in Cristo in questo mondo diviso e violento.

- Consolidare la intercomunicazione con le ONG, Nazioni Unite, (Earth Charter, MDGs) e Commissione USG/UISG GPIC


Si indicano come ambiti prioritari:

· Tratta delle donne

· HIV/AIDS

· Costruzione di una cultura di pace e formazione della non-violenza evangelica dove viviamo e operiamo. (Mt. 5,9)

· Necessità di porre maggiore attenzione alla mancanza di diritti umani e di uno stato per i Palestinesi nella Terra Santa e la difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente, specialmente in Iraq.

· Promuovere l’acquisto dei prodotti del Mercato Equo e Solidale e investimenti finanziari socialmente responsabili

In tutte queste attività non dimentichiamo che noi non siamo la voce dei poveri, ma siamo chiamati a promuovere la dignità degli esclusi e degli emarginati e a far sì che loro stessi possano far sentire la loro voce (Gv. 13 – Il Figlio dell’uomo è venuto per servire).